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EGITTO/ Farouq: senza educazione torneremo a essere "schiavi"

I festaggiamenti per l'anniversario della rivolta di piazza Tahrir (Infophoto) I festaggiamenti per l'anniversario della rivolta di piazza Tahrir (Infophoto)

Le tradizioni non sono fatte per essere “conservate”, sono fatte per essere vissute e vivere le tradizioni vuol dire riprodurle in un modo creativo. Come ha detto Goethe: “Ciò che avete ereditato dai vostri padri, dovete riacquisirlo di nuovo, se volete possederlo realmente”. L’educazione non è, quindi, “la conservazione delle tradizioni”, ma “l’interazione con le tradizioni”, che implica la scoperta dell’identità e la costruzione di una personalità. Una coscienza di sé e del mondo critica è ciò che preserva le tradizioni dal diventare cliché, modelli svuotati di significato, od ostacolo alle novità portate dalla vita di una nuova generazione. In questo senso, le tradizioni diventano l’apporto a questi valori di una nuova generazione che, mettendoli in pratica, vive le esperienze delle generazioni precedenti.

È l’azione creativa in relazione con le tradizioni, con la realtà e con l’altro, che dà forma all’identità umana e recupera l’armonia perduta tra “ l’ora” e la sua storia, tra il “qui” e ciò che lo circonda. Ecco perché sviluppare la capacità di agire e interagire dovrebbe essere il più alto scopo di ogni processo educativo.

Il processo educativo non è un semplice rituale al quale la società, a ogni nuova generazione di giovani, dà vita per vivere un’eterna primavera. È un processo di sviluppo che assomiglia alla crescita di un albero, la cui chioma non può alzarsi verso il cielo senza che le sue radici siano profondamente piantate dentro la terra.

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