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DOCUMENTARI/ Dov'è finito il "desiderio" della primavera araba?

Un anno fa Gian Micalessin ha girato un reportage tra i giovani della primavera araba a Bengasi. Il suo lavoro viene presentato oggi al Meeting di Rimini. Ne parla ROBERTO FONTOLAN

Al voto in Libia (InfoPhoto) Al voto in Libia (InfoPhoto)

Un anno fa Gian Micalessin ha girato un reportage tra i giovani della primavera araba a Bengasi, i protagonisti della rivolta contro Gheddafi. Ne era uscito il ritratto inedito di una generazione che improvvisamente si è trovata sotto riflettori mondiali volendo riscattare sogni e desideri e giocare un ruolo vero e autentico nel cambiamento. Cresciuti con internet e i cellulari, educati nelle università, abituati a guardare al fuori dei confini, in qualche modo già globali, o smaniosi di esserlo, quei giovani partecipavano entusiasticamente alla grande trasformazione di un Paese, di una società, di un universo. E così raccontavano il rapporto con il mondo vecchio nel quale non volevano più abitare, le nuove idee sulle quali edificare scuola, istituzioni, professione. E la fede, l'amore, il bisognosi sentirsi parte di qualcosa di grande e di nuovo.

A distanza di un anno Micalessin e tornato nelle terre della rivoluzione, a cominciare dalla Libia e poi in Tunisia e in Egitto, per comporre il ritratto della stessa generazione un anno dopo, a rivoluzioni fatte. Hanno perso, hanno vinto? Cosa succede ora che il mondo è veramente cambiato, che veramente i raìs sono stati rovesciati? Che fine ha fatto il desiderio che ha mosso questi giovani? 

Certo hanno scoperto che fare la storia e un mestiere duro, è un compito che necessita pazienza, tenacia, educazione, amicizia. E che a volte non riesce secondo i piani fatti. Dunque torniamo con Gian a Piazza Tahrir, a Bengasi, a Sidi Bouzid: i luoghi simbolo di quel che ha modificato per sempre il volto del mondo arabo sono le tappe di un nuovo viaggio che riserva amare verità e sorprese incoraggianti. “La rivoluzione, un sogno” è programmato alle 19 in sala Neri. Alle 21.45 “Io sono qui” di Emmanuel Exitu, dedicato a Mario Melazzini. 

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