BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

IL CASO/ 2. Una prigione senza guardie dove i detenuti hanno la chiave della cella

Come racconta TOMAZ DE AQUINO RESENDE, per evitare che il carcere favorisca i casi di detenuti recidivi, un gruppo di magistrati brasiliani sta sperimentando un sistema davvero originale

La scritta La scritta "Qui entra l'uomo, il reato resta fuori"

Per evitare che il carcere divenga un’“università del crimine”, in cui il detenuto impara a commettere reati ancora più gravi, un gruppo di magistrati brasiliani da 40 anni sta sperimentando un sistema davvero originale. Hanno abolito le guardie carcerarie e consegnano a ciascun prigioniero le chiavi della cella e del portone del penitenziario. L’effetto è stato sorprendente: anziché aumentare, il numero di evasioni è crollato in modo verticale. A spiegare come funziona il sistema Apac, che significa Associazione per la protezione e assistenza ai condannati, è il procuratore brasiliano di Mina Gerais, Tomàz de Aquino Resende, che oggi parlerà al Meeting di Rimini. Il magistrato critica inoltre il sistema della carcerazione preventiva in uso in Italia: “Deve essere limitata a pochissimi casi stabiliti dalla legge, ricorrervi per forzare delle confessioni è una scelta degna dei secoli più bui”.

Procuratore, a quali condizioni il carcere può favorire il reintegro del detenuto?

In media il 70% dei detenuti una volta rilasciati commettono un nuovo crimine, che nella maggior parte dei casi è più grave del precedente. Il motivo è che sono passati dall’“università del crimine”, che è la prigione. Con il nuovo sistema che stiamo applicando in Brasile, chiamato Apac, i casi recidivi si riducono a meno del 10%. L’obiettivo del trattamento dei carcerati deve essere quello di ridurre la criminalità, non di aumentarla.

In che cosa consiste il sistema Apac?

In primo luogo abbiamo eliminato la polizia dalla prigione, non ci sono né guardie né agenti penitenziari. I carcerati hanno inoltre la chiave della prigione. Tutto si basa sull’autodisciplina, sulla fiducia e sul rispetto dei detenuti. Questa esperienza prosegue da 40 anni e sta dando risultati soddisfacenti.

Quanti carcerati sono già evasi con questo metodo?

Molti di meno che con il sistema comune di carcerazione. Abbiamo contato sei evasioni su 400 detenuti nell’arco di dieci anni. Molti di quelli cui affidiamo le chiavi avevano tentato ripetutamente la fuga quando erano incarcerati con il sistema convenzionale.

E non ne hanno approfittato?