BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SIRIA/ Il cardinal Tauran: la fine dei dittatori arabi è già scritta nella storia

Per JEAN LOUIS TAURAN, in Siria deve prevalere la forza del diritto, e non il diritto del più forte, perché la rivoluzione è partita con la ricerca dei giovani di lavoro, dignità e libertà

Da sinistra, Giulio Terzi, Nassir al-Nasser e il cardinal Jean Louis Tauran Da sinistra, Giulio Terzi, Nassir al-Nasser e il cardinal Jean Louis Tauran

Le società del Medio Oriente procedono inevitabilmente verso nuovi equilibri più aperti, rispettosi dei diritti umani e democratici, ed è impensabile cercare di percorrere la direzione contraria a quella della storia. Ad affermarlo è il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e presidente della Commissione vaticana per le Relazioni con i Musulmani. Per il cardinale, “in Siria deve prevalere la forza del diritto, e non invece il diritto del più forte”, anche perché la rivoluzione “è partita con la ricerca da parte dei giovani di valori come il lavoro, la dignità e la libertà. Tutto ciò è qualcosa di molto positivo e che non possiamo che incoraggiare, perché si tratta di diritti fondamentali dell’essere umano”.

In passato lei ha dichiarato che con la caduta di Saddam Hussein la situazione per i cristiani irakeni è peggiorata. Per i cristiani in Siria si rischia un nuovo Iraq?

Potrebbe essere. Per evitare che ciò avvenga, il diritto internazionale prevede delle soluzioni e dei passi da compiere. La forza del diritto deve sempre prevalere sul diritto della forza. E’ cioè il diritto che deve vincere, non la forza.

La Primavera araba porterà a un miglioramento o a un peggioramento delle condizioni dei cristiani nei Paesi del Medio Oriente?

A lunga scadenza prevedo che porterà a un miglioramento. Nella breve scadenza invece ne dubito. La storia va verso società più aperte, e il motivo è che il mondo in cui viviamo è sempre più interrelato. La gioventù utilizza sempre di più Internet e i mezzi di comunicazione sociale, e quindi credo che a lunga scadenza anche il mondo arabo cambierà. Però per il momento sta attraversando una transizione difficile.

Come valuta il ruolo della diplomazia della Santa Sede e dei cristiani arabi nella partecipazione alle rivolte contro i dittatori?

In Tunisia, il Paese da cui è partita questa “Primavera”, la posizione della Chiesa cattolica è stata di apertura. Ciascun Paese però ha la sua fisionomia e la sua storia. E’ fondamentale ricordare però che tutto è partito con la ricerca da parte dei giovani di valori come il lavoro, la dignità e la libertà. Tutto ciò è qualcosa di molto positivo e che non possiamo che incoraggiare, perché si tratta di diritti fondamentali dell’essere umano.

Eppure il Vaticano è parso spesso trincerarsi dietro posizioni estremamente prudenti …