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Esteri

AFGHANISTAN/ Castagnetti: l'attacco all'Italia? Abbiamo un'arma che non piace ai talebani

L'attacco alla base italiana a Bala Boluk richiama l'attenzione sulla missione in Afghanistan. L'ex capo di Stato Maggiore, generale FABRIZIO CASTAGNETTI, spiega qual è la situazione

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

L’attacco in Afghanistan a una base operativa avanzata a guida italiana, la Fob Tobruk di Bala Boluk e il conseguente ferimento, lieve, di tre militari, ha riportato la missione Isaf all’attenzione dell’opinione pubblica del nostro Paese. Un attacco che alza il livello dello scontro o una azione di solo disturbo? Secondo l’ex comandate di Stato maggiore italiano generale Fabrizio Castagnetti, contattato da IlSussidiario.net, questi attacchi hanno puramente carattere dimostrativo: «Gli insorti afgani non hanno fortunatamente a disposizione armi di particolare potenza, nessun Paese infatti vende loro armi o tecnologia. Azioni come questa hanno dunque solo uno scopo dimostrativo: tenere le forze occidentali sotto pressione e far sapere al mondo che esiste una forza di ribelli attiva in Afghanistan». Nonostante questo, con l’approssimarsi del ritiro delle forze armate occidentali, l’Afghanistan si trova sul punto di ricadere in mano ai talebani.

Generale, che significato hanno questi attacchi che, fortunatamente, non creano danni particolari?
La cosa più importante da considerare è che questi attacchi, effettuati con razzi che non sono armi a tiro teso, generalmente hanno uno scopo dimostrativo. Quasi sempre non colpiscono nulla, a meno che non abbiano un colpo di fortuna e allora sì riescono a fare danni.

La forza di fuoco dei ribelli è dunque limitata?
Innanzitutto bisogna fare una considerazione importante: i talebani non ricevono sostegno in armi e tecnologia da altri Paesi, e questo è buona cosa. Ciò che non è buono è il fatto che l’Afganistan è un territorio selvaggio, con strade pressoché inesistenti e paesi sparsi nelle vallate più interne e sulle montagne dove il potere è gestito dai capivillaggio. Noi siamo là con i nostri soldati, e i nostri soldati vanno sul territorio per aiutare i capivillaggio. I risultati ci sono, i nostri soldati sono molto stimati e i capivillagi li vedono volentieri.

Quindi, qual è il problema?
Il problema sta che i nostri soldati ad un certo punto devono rientrare nelle basi: a questo punto gli afghani che li avevano accolti con il sorriso, sono costretti a cambiare volto, perché dopo che i soldati sono andati via arrivano i talebani e attuano ritorsioni anche violente.

Infatti proprio ieri sono stati trovati 17 civili orrendamente massacrati dai talebani solo perché, pare, ascoltavano musica e facevano festa…