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SIRIA/ Rosselli: la "Primavera curda"? Probabilmente non ci sarà mai

Erdogan durante la cerimonia funebre per i soldati uccisi dal PKK (InfoPhoto) Erdogan durante la cerimonia funebre per i soldati uccisi dal PKK (InfoPhoto)

Questo è il punto, perché con ogni probabilità qualunque regime prenderà il suo posto sarà evidentemente siriano, quindi i rapporti con la minoranza curda non cambieranno in modo così radicale. E’ vero, il governo formatosi in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein ha concesso qualcosa ai curdi, ma mai avrebbe permesso l’indipendenza. Ribadisco quindi che i curdi vengono più che altro “utilizzati” dai Turchi contro la Siria, ma in passato anche dall’Iran contro l’Iraq e viceversa. Purtroppo sui curdi si specula, ma fino ad oggi praticamente nessuno ha concesso loro qualcosa.

Cosa sarebbe necessario per assistere alla nascita di uno Stato curdo al di fuori dei confini siriani?

Innanzitutto che quattro Paesi, vale a dire Turchia, Iraq, Iran e Siria, stipulassero un trattato che riprenda quello di Sèvres del 1920 in cui si contemplava la nascita di uno stato curdo, ipotesi poi rinnegata dalle nuove formazioni che si sono venute a creare. Per giungere a un simile progetto, dunque, questi stati dovrebbero rimettersi al tavolo e decidere di concedere l’indipendenza ai 25 milioni di curdi sparsi sul territorio, ma è ovvio che nessuno di loro sceglierà di farlo. A meno che le Nazioni Unite o un organo sovranazionale imponesse loro la rivisitazione del trattato di Sèvres, ipotesi altrettanto improbabile.

Come cambierebbe la già difficile situazione dei cristiani che si trovano in quell’area a seguito di un tentativo dei curdi di svincolarsi dal giogo turco?

Purtroppo ricordiamo bene tanti tristi episodi avvenuti in passato, dal genocidio degli Armeni che tra il 1915 e il 1916 costò la vita a un milione e mezzo di persone, fino alla persecuzione di circa 4 milioni di cristiani caldei che risiedevano in Siria e ai confini con l’Iraq, quasi tutti massacrati. Il problema è che parliamo di una minoranza debole, fragile, in maggioranza ortodossa. La loro rappresentanza non è abbastanza solida, quindi personalmente credo che la situazione, già di per sé estremamente delicata, non potrebbe che peggiorare.

 

(Claudio Perlini)

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