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CONVENTION REPUBBLICANA/ Paul Ryan conquista il partito: da noi 12 milioni di posti di lavoro

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Paul Ryan, accettando ieri a Tampa la nomination come candidato vice presidente del Partito repubblicano, ha acceso il dibattito e conquistato i delegati del suo partito. Il giovane politico cattolico ha entusiasmato i suoi futuri elettori, con un attacco a testa bassa e a tutto campo contro Barack Obama, definito un presidente già vecchio che per quattro anni ha collezionato solo fallimenti e incolpato gli altri di questi fallimenti. Non solo: si è lanciato in una promessa che ricorda tanto quella di Silvio Berlusconi quando scese in campo (un milione di posti di lavoro) solo che lui ne ha promessi ben dodici. "Mitt Romney ed io abbiamo un piano per creare 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni. E lo faremo riducendo la spesa pubblica sotto il 20% del Pil. Rimetteremo l'America in piedi" ha detto. Ha poi attaccato la riforma della sanità fortemente voluta da Obama, definedola da "Stato socialista", una riforma per cui non c'è posto invece in uno Stato libero. Disinvolto e accattivante, Ryan ha superato senz'altro Mitt Romney che era invece intervenuto la sera precedente. Il candidato repubblicano ha anche usato il classico trucchetto molto americano di parlare della propria famiglia per far presa sugli ascoltatori, raccontando della morte del padre quando era ragazzino e di come la madre si fosse trasformata in abile imprenditrice per sostener la famiglia. Oltre a Ryan nella prima vera giornata della contenvention repubblicana finalmente partita dopo i problemi relativi all'arrivo dell'urgano Isaac che l'ha fatta rimandare di qualche giorno, sono intervenuti altri rappresentanti del partito, ad esempio il governatore del New Mexico, prima donna ispanica a giungere a tale carica. Il tema comune per tutti, quello di cui si è parlato maggiormente, è stata ovviamente la difficile situazione economica: tra gli altri, hanno parlato anche l'ex candidato del 2008 John McCain e l'ex segretario di Stato Condoleeza Rice. Non hanno però strappato grandi consensi, anzi: la platea ha preferito ignorarli per la gran parte. Oggi tocca a Mitt Romney, atteso anche lui al discorso dell'investitura, il momento più importante della sua carriera politica.



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