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EGITTO/ Reilly (Usa): non c'è democrazia se si dividono Dio e ragione

Pubblicazione:giovedì 30 agosto 2012

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Un mio amico egiziano mi ha raccontato che da giovane è stato reclutato da uno dei gruppi terroristici più violenti, al-Gama’a al-Islamiyya. La persona cui spettava il compito di indottrinarlo si irritò molto perché il mio amico continuava a fargli delle domande, e gli disse: “Finiscila, pensare significa diventare un miscredente. La tua mente è come un asino, puoi cavalcarla fino ai cancelli del palazzo del re, cioè Allah, ma quando entri nel palazzo devi lasciare il tuo somaro all’esterno”.

 

Qual è stata la conseguenza di questo cambiamento culturale?

 

La conseguenza è stata la chiusura della mente. Questa dissociazione tra la ragione e Dio è la responsabile delle ferite più profonde presenti nel Medio Oriente. Tutte e quattro le scuole teologiche del mondo sunnita prescrivono la pena di morte per chi si converte al cristianesimo. E’ un mondo in cui non esiste alcuna idea della libertà di coscienza. Sui siti web sauditi spesso è ripetuto il motto: “Abbandona la ragione e sottomettila al testo”. L’Islam oggi è quindi una religione legalistica nella quale la denigrazione e l’abbandono della ragione hanno reso i musulmani come dei bambini.

 

In che senso?

 

Nessuno può giudicare da solo, l’unica strada è rivolgersi alla Sharia. Per qualsiasi scelta, anche personale, è necessaria una fatwa del muftì, tanto è vero che in Egitto c’è una produzione industriale di fatwe, nell’ordine di centinaia di migliaia ogni mese. Le persone più povere devono costantemente contattare il muftì al telefono, perché chi non ha passato la vita a studiare i testi sacri non ha modo di sapere se ciò che sta compiendo sia bene o male.

 

Non tutti i musulmani la pensano allo stesso modo. L’Università di Al-Azhar è famosa per essere moderata…

 

Al-Azhar, la più importante università islamica al mondo, è una forza reazionaria. In passato si è opposta allo studio di pensatori musulmani ritenuti troppo aperti. E quando Papa Benedetto XVI si è detto preoccupato per la sorte dei cristiani egiziani, Al-Azhar ha interrotto il dialogo con il Vaticano in segno di protesta contro quella che era percepita come un’interferenza negli affari interni del Paese.

 

In un mondo islamico che rifiuta la ragione, quale futuro può esserci per la democrazia?


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