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PAKISTAN/ L’Occidente dica basta alle discriminazioni contro i cristiani

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Quello di Rimsha è soltanto l'ultimo caso di persecuzione contro i cristiani in Pakistan. Abbiamo ancora negli occhi l'assassinio di Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze religiose che si batteva per l'abolizione della legge sulla blasfemia. O quello di Salman Taseer, governatore del Punjub, musulmano, ma contrario alla "legge nera". E tuttora si trova in carcere in attesa della sentenza d'appello Asia Bibi, anche lei accusata di blasfemia. Negli ultimi giorni, poi, é stata data notizia della morte violenta di Muqadas Kainat, ragazzina quindicenne, e di Suneel Masih, quattordicenne orfano appartenente anch'egli alla minoranza cristiana. Tutti eventi che evidenziano un drastico peggioramento delle condizioni di (in)sicurezza in cui versa la popolazione cristiana, che non viene adeguatamente protetta (per mancanza di capacità o volontà?) dallo stato pakistano.

 

La vicenda di Rimsha solleva però un problema, se possibile, ancora più grave: anche qualora i giudici pakistani la assolvessero, Rimsha non potrà tornare nella sua casa, dove i fondamentalisti islamici potrebbero facilmente farsi giustizia da sé. E la stessa sorte potrebbe toccare alla comunità cristiana del luogo, che già è stata costretta a fuggire in una località finora tenuta segreta, dopo che un elevato numero di manifestanti ha minacciato di bruciarli nelle loro case per vendicare l'offesa subita. Da tutto questo si osserva che, come ha affermato il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi pochi giorni fa al Meeting di Rimini, laddove vi é una società fortemente dispotica ed ostile all’esercizio delle libertà, non é sufficiente che lo Stato tuteli formalmente la libertà religiosa e adotti leggi che vanno in questa direzione.

 

É necessaria un azione incisiva di tutela delle minoranze, che sia da un lato efficace fin da subito, impedendo ad esempio che la legge sulla blasfemia venga strumentalizzata per perseguitare le minoranze, dall'altro capace di educare le giovani generazioni di pakistani alla tolleranza e al dialogo con le minoranze presenti nel Paese, anche attraverso una riforma del sistema scolastico (più volte tentata da diversi governi) volta a impedire la proliferazione di "incubatrici" di giovani fondamentalisti. É un'ardua sfida che, finora, nessuno in Pakistan sembra aver preso sul serio. Nel frattempo, tra la semi indifferenza occidentale, il massacro continua.

 

(Claudio Fontana)



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