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PAKISTAN/ L’Occidente dica basta alle discriminazioni contro i cristiani

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Rimsha Masih ha 13 anni, vive nei pressi di Islamabad ed é affetta da problemi mentali. Su di lei grava quella che per il Paese in cui vive sembra essere una "colpa": è cristiana. Già, perché in Pakistan i cristiani sono circa l'1,6% della popolazione e sono sistematicamente discriminati e perseguitati dalla maggioranza musulmana, grazie alla "copertura legale" offerta dalla legge sulla blasfemia, inasprita negli anni '80 dal governo del generale Zia-ul-Haq. Il fatto: alla vigilia del ventisettesimo giorno di Ramadan Rimsha Masih (il nome é fittizio) viene arrestata dalle forze di polizia pakistane. L'accusa é delle peggiori: aver profanato il libro sacro dei seguaci di Maometto, strappando, e forse bruciando, alcune pagine. Subito si nota la grande incertezza che aleggia su tutte le notizie che arrivano dal Pakistan.

 

Non é chiaro, infatti, se il libro da cui la bambina avrebbe strappato le pagine fosse il testo sacro dei musulmani oppure un libro (Noorani Qaida) utilizzato per imparare a leggere l'arabo e il Corano. Così come non vi sono certezze sulla modalità in cui sarebbe avvenuta l’offesa: chi parla di pagine bruciate, chi solamente di pagine strappate e gettate nell'immondizia. Nemmeno sull'età della bambina c'é concordanza: alcuni dicono abbia 13 anni, altri 11, altri ancora (principalmente gli accusatori) affermano sia alla soglia della maggiore età. Ciò che é certo é che un vicino di casa, di religione musulmana, l'ha vista compiere l'atto che l'ha spinto ad accusarla di blasfemia, reato per il quale il codice penale pakistano, alle sezioni 295 B e C, prevede l'ergastolo e persino la pena di morte.

 

Inizialmente la polizia si é rifiutata di arrestare Rimsha per via del visibile handicap di cui è portatrice, ma in seguito al crescere di proteste e manifestazioni la bambina é stata arrestata, ufficialmente per proteggerla dalla folla inferocita. Nel frattempo la difesa della bambina (che ha visto violare anche i suoi diritti processuali, essendo stato impedito all'avvocato di incontrarla il 23 agosto) punta sul fatto che, oltre a essere minorenne, Rimsha Masih non è in grado di intendere e volere. Per stabilire un giudizio al riguardo si è riunita lunedì 27 una commissione medica che avrebbe certificato la malattia della bambina, facendo crescere la speranza per la sua liberazione nei prossimi giorni, ma la decisione è stata rinviata al primo settembre.


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