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SIRIA/ Olimpio: vi spiego perché l’Iran deve sostenere Assad

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Non possiamo affermare con certezza che il Paese lavori a stretto contatto con i sauditi e con il Qatar. Sta di fatto che è una retrovia importantissima per aiutare i ribelli e ambisce a un ruolo di mediazione in Medioiente.

Per questo l’Iran si è rivola ad Ankara per la liberazione dei pellegrini?

Non c’è dubbio. Oltretutto, i rapporti dell’Iran con la Turchia sono discreti, a differenza di quelli con Arabia e Qatar. Teheran è convinta del fatto che Ankara possa esercitare una certa influenza sui ribelli e portare alla liberazione dei pellegrini.  

Secondo lei si tratta effettivamente di persone che si sono recate in Siria per motivi religiosi?

Diciamo che il fatto che gruppi di pellegrini continuino a recarsi in Siria nonostante il clima infuocato e la situazione pericolosissima fa nascere più di qualche sospetto. Tanto più che non sono i primi ad esser stati catturati. Certo, non abbiamo prove che si tratti di pasdaran. Ma non possiamo escluderlo; come non possiamo escludere l’esistenza di attività di intelligence, guerre segrete, iniziative di sostegno ai ribelli da parte della Cia e ad Assad da parte dell’Iran.

Ci spieghi meglio

I pellegrinaggi potrebbero servire per far passare membri dell'intelligence iranina, lanciare messaggi, o destinare aiuti al regime.

Perché l’Iran sostiene Assad?

Condivide con la Siria una visione contraria a qualsiasi forma di negoziato con Israele. Per gli iraniani, inoltre, la Siria è fondamentale come canale di rifornimento di Hezbollah. Trovandosi in Libano, dove esiste un certo controllo internazionale, destinare armi e aiuti non è semplice e il Paese di Assad rappresenta una retrovia formidabile.

Perché all’Iran interessa il rafforzamento di Hezbollah in Libano?

Il movimento dispone di migliaia di razzi che gli sono stati forniti dall’Iran stesso. In caso di ritorsioni da parte di Israele, ne attaccherebbero i centri abitati. Certo, potrebbero fare ben poco contro il suo esercito israeliano. Ma contina a rappresentare pur sempre un avamposto militare e politico da preservare a tutti i costi. 

 

(Paolo Nessi)

 

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