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SIRIA/ Olimpio: vi spiego perché l’Iran deve sostenere Assad

Pubblicazione:lunedì 6 agosto 2012

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Mentre la repressione dei civili e la guerriglia tra ribelli e forze militari imperversa senza tregua, la Comunità internazionale continua a manifestare la propria assoluta impotenza. L'Assemblea generale dell'Onu sulla Siria ha approvato un risoluzione che, da un lato, condanna le violenze del regime e, dall’altro, critica l'immobilismo del Consiglio di sicurezza; ma è quest’ultimo che conta realmente e finché Cina e Russia, membri permanenti con diritto di veto, continueranno ad appoggiare Assad, di interventi armati non se ne parla. Nel frattempo, lo scenario si tinge di giallo. Pare che tra i 48 pellegrini iranini rapiti dai ribelli ci siano alcuni (ma potrebbero esserlo tutti) pasdaran, i membri del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica; ovvero, l’elemento portante del regime degli ayatollah. Guido Olimpio ci illustra i fattori in gioco necessari per comprendere la situazione.

Perché l’occidente continua ad assistere inerme?

Perché nutre molta diffidenza nei confronti degli attori della crisi siriana. Mentre in Libia la situazione era più definita, si era determinata una realtà, anche territorialmente, compatta, in Siria l’opposizione è estremamente più frammentata. L’esercito di liberazione siriano ne rappresenta solo una parte. Esiste anche una costellazione di sigle e gruppi di vario genere e il timore che le componenti qaediste o jihadiste siano particolarmente numerose è alto. Non si può intervenire in un Paese prima che ci siano garanzie sul dopo.

E il veto di Russia e Cina?

Pesa fino a un certo punto. Potrebbe, paradossalmente, favorire un intervento unilaterale. Se si impedisce un intervento dell’Onu, infatti, si sviluppano altre iniziative.

Da parte di chi?

Già adesso Paesi come Arabia Saudita e Qatar stanno fornendo un aiuto continuo. Non stiamo parlando certo di un ingente dispiegamento di mezzi. Se così fosse, infatti, ci saremmo accorti di cambiamenti significativi sul campo. Si tratta, in ogni caso, di quanto basta per mettere in difficoltà il regime.

Non crede che la Turchia potrebbe mettersi a capo dei Paesi ostili al regime?

Non è pensabile. L’intervento non potrebbe, di certo, consistere nell’invio di militari. Occorre l’aviazione, servono droni e armi sofisticate. E, attualmente, solo gli Usa dispongono delle tecnologie e della struttura logistica necessaria per essere in grado di combattere una guerra di questo genere. Neppure la Nato da sola è in grado di farlo.  

In tutto ciò, quindi, qual è il ruolo della Turchia?


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