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Esteri

SIRIA/ L'ultimatum dei ribelli. L'Onu denuncia, oltre 1600 morti in sette giorni

Non si arresta l'offensiva del regime di Assad e continua l'azione di contrasto dei ribelli. La Giordania intanto domanda aiuti per ospitare i profughi (240 mila). Servono 700 milioni

(Infophoto)(Infophoto)

Non c’è pace per la Siria. La settimana di sangue siriana si chiude con i Mig di Assad che bombardano Damasco e Aleppo. Il bilancio delle vittime di giornata è di 89. In sette giorni sono state uccise 1600 persone. Lo stima Patrick McCormick, del Fondo Onu per l'infanzia (Unicef). Tra i morti ci sono sicuramente molti bambini.

Secondo l’Unicef, nel Paese gli sfollati sono ormai 1,2 milioni di persone, di cui 150.000 solo a Damasco e sobborghi, la metà dei quali minorenni. Secondo quanto riferito dall'Unicef, in Siria si sta verificando ''una delle emergenze umanitarie piu' gravi degli ultimi decenni'' a livello mondiale.

Degli 89 cadaveri di giornata, 18 sono stati rinvenuti con evidenti segni di torture. Un fatto che conferma l’ipotesi di crimini contro l’umanità. Il 15 agosto, infatti, la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha reso noto di avere le prove che sia i soldati di Assad sia i miliziani Shabiha alleati del regime hanno commesso crimini contro l'umanità. Secondo l’Onu, seppur in maniera minore, anche i ribelli si sono resi protagonisti di terribilii atrocità.

I bombardamenti. Alcuni testimoni a Damasco avrebbero comunicato, contattati dall'Ansa, che nel pomeriggio sono stati distrutti interi quartieri. Edifici senza distinzione alcuna sono stati presi di mira dall'artiglieria degli aerei governativi. "Da circa mezz'ora non si sentono più boati, ma da stamani abbiamo udito esplosioni provenire da nord, dai quartieri meridionali e dalla Ghuta orientale", hanno detto. Anche gli attivisti hanno riferito di bombardamenti a Damasco, in particolare nei quartieri di Asali, Barze, Qabun, Qadam, Tadamun, e nel campo palestinese di Yarmuk. Intensi bombardamenti anche sui sobborghi Jisrin, Kfar Batna e Dumayr a est, Harasta a nord, Sbene e Muaddamiya a sud e Qatana a ovest.

I ribelli. Non si è fatta attendere la reazione dei ribelli che hanno preso di mira le basi aeree di Damasco e Aleppo con l’intento di indebolire l’invettiva del regime, anche se la disparità di forze in campo è notevole. Gli oppositori di Assad hanno lanciato un ultimatum: entro 72 ore attaccheremo gli aeroporti civili. Le compagnie aeree sono dunque state avveritte di abbandonare gli scali. Questo perché secondo i ribelli le forze governativer hanno cominciato a usare gli scali civili per far arrivare truppe e armi.

Nel frattempo aumenta il numero dei profughi in maniera esponenziale. La Giordania non ha lanciato un appello alla comunità internazionale per chiedere aiuti per far fronte all’emergenza.