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11 SETTEMBRE/ Il nostro destino è quello di dimenticare?

Il memorial a Ground Zero (InfoPhoto) Il memorial a Ground Zero (InfoPhoto)

Così è stato anche domenica. Entrano marciando rappresentanti di tutte le forze armate, e una marea di soldati stende un’enorme bandiera americana a coprire tutto il campo da gioco. Ed arrivano le parole. Le prime sono state per l’11 settembre. Siamo a New York, come avrebbe potuto essere altrimenti? E mentre ascoltavo – e in cuor mio mi chiedevo se non si sarebbe potuto dire qualcosa di più o di più significativo – ecco che lo speaker ci ricorda anche che settimana scorsa è morto un tale, il proprietario di una squadra di football, che tanto bene ha fatto alla NFL, la National Football League.

Non so che effetto la cosa abbia fatto agli altri 50mila e più, ma a me ha lasciato l’amaro in bocca. È vero, la vita va avanti, la città e tutto il Paese pagano il loro tributo alle vittime degli attacchi terroristici, la Freedom Tower – in quello che era diventato il buco nero di Ground Zero – continua a salire come l’ennesimo e sempre più grandioso tentativo di costruire un ponte verso l’infinito, il Memorial con la sua acqua che scorre perennemente su pareti in cui sono incisi tutti i nomi delle vittime è sempre affollato.

Eppure… eppure la verità è che un poco alla volta ci si dimentica. La Memoria, la vivezza nel presente di qualcosa che ci ha presi al cuore, sembra dover lasciare il passo al devoto ricordo. La Memoria tiene desta la coscienza di quel che si è, il devoto ricordo no. Vale per l’11 settembre, ma vale anche per tutte le cose della vita.

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