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SIRIA/ Il ribelle Fares: vi svelo il nostro piano per vincere la guerra contro Assad

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In Siria (InfoPhoto)  In Siria (InfoPhoto)

Ormai è troppo tardi per qualsiasi trattativa in Siria, ci prepariamo piuttosto a negoziare il dopo Assad. Il dialogo sarebbe stato possibile un anno fa, ma ora gli stessi sostenitori del regime sanno che il presidente non è più in grado di controllare il Paese. Assad deve prima dimettersi, quindi tratteremo su ciò che verrà dopo di lui.

 

Com’è la situazione militare sul campo?

 

I combattimenti stanno proseguendo nelle principali città, soprattutto ad Aleppo. L’Esercito Siriano Libero sta aumentando il suo controllo su diverse aree, anche se per ora i ribelli sono privi di artiglieria contraerea. Se non riusciranno a procurarsi armi di questo tipo, la guerra continuerà ancora per un lungo periodo.

 

L’ipotesi di una “no fly zone” sembra essere definitivamente tramontata …

 

Questa idea è molto importante e se introdotta cambierebbe rapidamente la situazione. Sembra però che nessuno nella comunità internazionale sia interessato ad applicarla, in quanto implica un intervento diretto attraverso l’invio di aeroplani o quantomeno di artiglieria contraerea.

 

Di recente un generale di Parigi ha dichiarato che l’Aeronautica Militare siriana è più potente di quella francese. E’ proprio così?

 

E’ noto a tutti che le armi di cui dispone il regime siriano, e specialmente quelle dell’Aeronautica Militare, sono molto vecchie: la maggior parte di esse risale agli anni ’70 e ’80. Il confronto non va fatto quindi tra il numero di aerei francesi e quelli siriani, bensì sulla qualità dei rispettivi armamenti. In ogni caso, noi non stiamo chiedendo alla Francia di intervenire, anche se ritengo che non sia vero che la comunità internazionale, se lo volesse, non sarebbe in grado di combattere contro Assad. Non stiamo parlando infatti di un Paese potente come la Cina, ma di uno Stato molto piccolo e debole.

 

Che cosa chiedete quindi alle potenze occidentali?

 

La comunità internazionale potrebbe come minimo mettere fine al sostegno di cui Assad gode grazie alle sue basi militari, perché in questo caso i suoi aerei non potrebbero più decollare. Non c’è bisogno di un intervento dell’Aeronautica francese, ma soltanto di pochi missili contraerei, che i combattenti sul campo saranno in grado di utilizzare per mettere in atto la no fly zone con le loro stesse forze. Più di tre aerei del regime sono già stati abbattuti con armi molto meno sofisticate.

 

(Pietro Vernizzi)



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