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DALLA GERMANIA/ Ecco le nostre condizioni per salvare l’Europa

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Il Bundestag (Infophoto)  Il Bundestag (Infophoto)

Le esportazioni della Germania in tutti i Paesi del mondo, nel 2011, sono state pari a 1000 miliardi di euro, contro i 778 miliardi di esposizioni a rischio per evitare lo sfaldamento dell’euro. E’ questo l’ordine di grandezza dell’impegno tedesco, che squalifica chiunque affermi che la Germania vuole guadagnare dalla crisi. In questa cifra è compreso quanto è stato pagato per Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda nel primo e nel secondo piano di salvataggio, oltre alla partecipazione al rischio per l’acquisto dei bond di questi Stati da parte della Banca centrale europea, per un totale di 200 miliardi. Ricordo che la Germania ha una percentuale di circa il 30% del capitale della Bce. I 778 miliardi comprendono inoltre il credito già versato all’interno dello squilibrio del sistema target. Quest’ultimo garantisce i flussi di pagamento indipendentemente dai bilanci dei singoli Paesi. Quando un italiano acquista un prodotto tedesco, la banca centrale italiana chiede a quella tedesca di pagare una determinata cifra sul conto corrente del venditore tedesco.

 

Per il politico tedesco di sinistra, Joschka Fisher, la Germania rischia di distruggere l’ordine europeo come in occasione delle due Guerre Mondiali. E’ d’accordo con lui?

 

Se una cosa del genere avvenisse, sarebbe proprio tragico. Le dichiarazioni di Fisher mostrano il tipo di discussione che è in corso all’interno della Germania. Non tutti sono d’accordo sui mezzi di salvataggio, ma lo scopo della stragrande maggioranza dei tedeschi è comune: salvare l’eurozona. La questione che si pone è quale sia il metodo più sostenibile a lungo termine. E se non è sostenibile per la Germania, non lo sarà per nessuno in Europa, perché se crolla la credibilità di Berlino sui mercati, collassa l’intero sistema.

 

(Pietro Vernizzi)



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