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Esteri

LIBIA/ L’esperto: vi spiego chi ha ucciso l’ambasciatore americano

Secondo GABRIELE IACOVINO, le rivendicazioni dell’attentato sono da prendere con le pinze. Sta di fatto che, di sicuro, si tratta di milizie salafite o legate ad Al Qaeda

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Epilogo della manifestazione furibonda che si è scatenata a Bengasi, in Liba, per protestare contro un film ritenuto blasfemo su Maometto, è stata la morte dell’ambasciatore americano e di tre funzionari dell’ambasciata. Chris Stevens ha così perso la vita, morendo asfissiato per il fuoco che si è propagato nell’edificio delle rappresentanza diplomatica in seguito, pare, al lancio di alcuni razzi. Sono ancora da chiarire, in ogni caso, la circostanze in cui si è sviluppata la vicenda. Sembra che la protesta non sia stata il vero motivo, non l’unico, almeno, per colpire l’ambasciata. Non a caso, dai siti di Al Qaeda si è levata la rivendicazione dell’assalto. Si tratterebbe di una reazione della milizia Ansar Al-Sharia alla conferma della morte di Abu al-Libi, numero due della rete terroristica. Gabriele Iacovino, responsabile Cesi (Centro Studi Internazionali) del desk Nord Africa e Medio Oriente, ci spiega come stanno le cose.

Secondo lei, qual è stata la dinamica esatta dell’attentato?

Non parlerei, anzitutto, di un attentato, quanto di un attacco vero e proprio ad  un edificio di rappresentanza americana. Ci sono state delle manifestazioni popolari, certo, ma su di esse si è innestata una vera e propria azione militare preorganizzata.

Da parte di chi?

Da una di quelle milizie che hanno fatto parte della resistenza contro Gheddafi, che hanno deciso di non lasciare le armi e che l’attuale governo libico non è in grado di controllare, così come non è in grado di controllare tutto il territorio. Non so fino a che punto la rivendicazione di Ansar Al-Sharia, seppur verosimile, sia da ritenersi attendibile. Quel che è certo, invece, è che fin dalle prime immagine di questa mattina, si sono scorte, nel corso della manifestazioni contro l’ambasciata di Bengasi, dei vessilli qaedisti. Chiunque sia stato, quindi, ha legame con l’estremismo salafita e qaedista. Anche laddove, ipotesi del tutto possibile, si tratti di una milizia di stampo tribale. Per costoro, gli obiettivi variano dall’instaurazione di un regime islamico alla semplice affermazione del proprio potere personale.

Alla luce degli episodi di oggi, in che condizioni versa il processo di democratizzazione del Paese?