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Esteri

FURIA ISLAM/ Il portavoce dei cattolici: ora 500mila copti lasceranno l'Egitto

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Quando la situazione sfugge di mano, a mio parere, non è più possibile trovare giustificazioni che si basino sulla cultura. Se la saggezza e il giudizio scompaiono c'è solo posto per il “sentimentalismo” spinto da motivi politici.

 

C'è, perciò, una netta linea di demarcazione fra il fondamentalismo e la religione?

 

Certamente, ma i fondamentalisti usano la religione per fomentare le folle e spingerle a manifestare.

 

Lei ritiene che il Papa sia stato in pericolo in Medio Oriente?

 

Non penso. In Libano il Santo Padre era al sicuro, sebbene il pericolo sia ovunque. Anche a Roma. Giovanni Paolo II fu ferito proprio davanti alla Basilica di San Pietro. In un modo o nell'altro, le personalità politiche e religiose sono sempre in pericolo.

 

Come giudica il nuovo esecutivo egiziano guidato dal neo presidente Morsi? Può rivestire un ruolo importante nella distensione dei rapporti fra la comunità musulmana e quella copta?

 

Il presidente Morsi ha incontrato i vescovi cristiani negli ultimi due mesi e ha fatto molte promesse. Finora, purtroppo, non abbiamo notato alcun segnale che ci indichi che queste promesse verranno mantenute. A questo punto non riusciamo a capire se siano solo bei discorsi o se il governo abbia intenzione di impegnarsi seriamente per le comunità cristiane in Egitto.

 

Lei pensa che ora i Fratelli musulmani abbiano un'influenza molto forte nel Paese?

 

Senza dubbio la loro azione è capillare presso la gente comune, anche dei piccoli villaggi, e hanno molta capacità di convinzione, come hanno dimostrato nelle recenti elezioni.

 

Come definirebbe i Fratelli musulmani: una formazione politica o religiosa?

 

E' un movimento politico che usa la religione islamica per scuotere e muovere le folle. E' una sorta di “islamizzazione politica”.

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