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PAPA IN LIBANO/ Shamseddine: la risposta dell'Islam ai violenti è la stessa di Benedetto

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Benedetto XVI (InfoPhoto)  Benedetto XVI (InfoPhoto)

L’importanza del Libano è quella di essere il paese dove i cristiani hanno la presenza più dinamica del mondo arabo. Il Libano è una democrazia con molti problemi, è vero, ma è una democrazia. Questo paese è segnato dal “vivere insieme” − come ha detto anche il Papa − di musulmani e cristiani; essi costituiscono una unica società politica, a dispetto di tutte le difficoltà. La convivenza tra musulmani e cristiani è sancita nella Costituzione, non è un affare tra i capi delle confessioni; è realmente ciò che il popolo vuole e la vita che la gente vuole vivere. Quindi non è una concessione data da qualche partito ai cristiani, che come tale potrebbe essere ritirata. È un diritto e come tale deve essere difeso.

Esiste un “modello libanese”?

Il modello libanese è la testimonianza viva che una vita comune è possibile tra popoli di religione differente. Direi anche che la nostra “formula”, la formula libanese, ha bisogno di essere protetta dagli stessi libanesi. Allo stesso tempo essi dovrebbero continuamente “ritrovarla”, rivitalizzandola. La visita del Papa in Libano è un contributo in questa direzione.

Anche ieri Benedetto XVI ha invocato la pace, come testimonianza degli uomini di fede e come bene auspicabile per la Siria e per l’intero medio oriente. La pace è un obiettivo realistico?

Vivere in pace dovrebbe essere il primo modo di vivere. Dopotutto è questo il messaggio che tutti i profeti hanno portato e insegnato all’uomo. Nessuna vera religione di origine divina ha predicato la guerra come modo di vita. La guerra e la violenza come modo di vivere non sono mai state nell’insegnamento del vero giudaismo, del vero cristianesimo e del vero islam. La violenza è il prodotto degli uomini, non della religione.

Per buona parte dell’opinione pubblica occidentale, islam è sinonimo di violenza. Che ne pensa?

Islam non significa violenza. Naturalmente ci sono musulmani violenti, così come ci sono cristiani, ebrei e atei violenti. Il problema è che la religione in generale continua a venir giudicata dagli atti di alcuni dei suoi fedeli invece che dagli insegnamenti. Si può dimostrare come l’islam dissuada dall’uso della violenza e la limiti ampiamente. Ne regola l’uso in specifici casi, imponendola in circostanze come l’autodifesa, la difesa della patria e della dignità della persona umana, ma allo stesso tempo mette precise restrizioni al suo uso anche in casi legittimi. Ci sono molti versi del Corano e molti insegnamenti del profeta dove questi temi sono affrontati in modo chiaro.

Quindi lei condanna i musulmani che fanno ricorso la violenza.



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