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ARGENTINA/ Quella protesta via internet che per gli italiani non c'è stata

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Con ogni probabilità , visto che lo statalismo esasperato e il regime instauratosi di conseguenza avrebbero quasi sicuramente perso le elezioni che si sarebbero tenute dopo poco, la mossa liberò sì l’Argentina da una formula di potere che aveva mostrato di essere al capolinea, ma contemporaneamente la repressione che seguì, invece che bandire il peronismo, lo fece rinascere, nella lunga attesa del ritorno del Generale che avrebbe significato per l’Argentina il ritorno ad una condizione che la povertà di un’Europa post bellica aveva permesso: la nascita di una potenza mondiale a livello agricolo.

L’illusione però durò fino al ritorno di Peron, avvenuto definitivamente nel 1973, che portò il controllo dell’Argentina nelle mani della genocida giunta militare, a cui seguì la restaurazione della democrazia, nel 1983, da parte del Radicale Raul Ricardo Alfonsin, che ereditò una Nazione con gravissimi problemi sia economici sia politici. Ma Alfonsin non ebbe tempo di risolvere le cose, perchè nel 1987 dovette cedere in anticipo il potere al peronista Carlos Menem, che aveva vinto le elezioni con la promessa di un rapido ritorno alle condizioni del primo peronismo. Un'altra illusione che produsse come risultato finale di una scellerata politica neoliberalista la tragica situazione finanziaria del dicembre 2001.

La spontaneità della manifestazione di giovedì scorso fa ben sperare in un ritorno ad un dialogo veramente democratico di cui l’Argentina ha un estremo bisogno: in caso contrario il Paese sarà destinato ad un ruolo secondario in un’area del mondo dove Brasile, Cile ed Uruguay stanno procedendo a passi da gigante verso uno sviluppo le cui ragioni sono da ricercarsi, oltre alle grandi risorse a disposizione, in un confronto veramente democratico in cui ogni forza politica, pure di differente estrazione ideologica, cerca un dialogo generale nell’unico e primario scopo del bene del Paese: Nazioni da cui anche noi italiani abbiamo molto da imparare e non solo dal punto di vista politico.

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