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ELEZIONI USA/ Il voto dei latinos "convertirà" Obama o Romney?

Il presidente americano Barack Obama (InfoPhoto) Il presidente americano Barack Obama (InfoPhoto)

I Democratici hanno per lungo tempo promosso campagne “vai a votare” tra i latino, ma ora anche i Repubblicani si sono accorti di dover affrontare seriamente questo problema. Nel 2004, George W. Bush ebbe il 40% del voto ispanico, ma nel 2008  John McCain prese solo il 31%; quest'anno, i sondaggi indicano Obama che batte Romney 67 a 23. Dato che si prevede che gli ispanici saranno nel 2050 quasi il 30% della popolazione, il Partito Repubblicano rischia di non vincere più elezioni nazionali, a meno di riuscire a cambiare la situazione.

La disoccupazione tra i latino è al 10,3% e molti di loro sono critici nei confronti di Obama per non essere riuscito a varare una politica nazionale dell'immigrazione e per aver rimpatriato la cifra record di 1,4 milioni di immigrati illegali. Molti elettori bianchi stanno abbandonando i Democratici e gli analisti pensano che Obama non potrebbe vincere se la percentuale di ispanici a suo favore dovesse andare sotto il 65%. Romney spera di corrodere l'appoggio a Obama, soprattutto tra i cubano-americani nel critico stato della Florida. Lo staff di Obama, intanto, conta sul voto ispanico per vincere in altri due stati chiave, Nevada e Colorado. Armando Navarro, della University of California, Riverside, sintetizza così: “Siamo veramente l'ago della bilancia, siamo il voto risolutivo”.

In nessun altro luogo il voto ispanico è più significativo che nel Texas, dove gli ispanici sono aumentati di 3 milioni negli ultimi dieci anni e rappresentano un terzo della popolazione. I candidati Repubblicani alla presidenza qui hanno sempre vinto, fin dal 1976, ma il Texas potrebbe diventare Democratico, se i Repubblicani non miglioreranno la loro penetrazione tra gli elettori ispanici. Per loro fortuna, possono disporre di un astro nascente come Ted Cruz, un avvocato cubano-americano che ha vinto le primarie per il Senato sull'onda del sostegno del Tea Party; se vincesse il prossimo novembre, Cruz potrebbe giocare un ruolo determinante nell'attrarre il voto degli ispanici conservatori. Nel campo Democratico, la futura promessa è rappresentata da Julián Castro, il sindaco trentasettenne di San Antonio, che è stato indicato per tenere il discorso principale alla convenzione nazionale del Partito Democratico a settembre. Cruz e Castro, ha scritto Wayne Slater sul Dallas Morning News, rappresentano “i poli radicalmente differenti che divideranno, e definiranno, la nostra politica per la generazione futura”.

E' significativo, e triste, che la fede cattolica della maggioranza degli ispanici non sia neppure citata in questa analisi. Questo fatto sottolinea il bisogno urgente di programmi educativi per i cattolici ispanici, che colleghino la Dottrina sociale della Chiesa alla cultura generata dalla Chiesa.

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