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Esteri

SIRIA/ Padre Dall'Oglio: i cristiani corrono il rischio di uccidersi a vicenda

Una zona martoriata di Aleppo (InfoPhoto)Una zona martoriata di Aleppo (InfoPhoto)

Ciò permetterebbe una graduale avanzata, sia militare sia diplomatica, per convincere Russia e Iran a cambiare cavallo. Per questo l’azione del presidente egiziano, Mohamed Morsi, può essere preziosa. L’obiettivo finale è una Siria unitaria, pacificata, pluralista, eventualmente nella forma di una federazione, garantita dall’impegno dei protagonisti del conflitto come Russia, Iran, Arabia Saudita, Turchia e Nato.

 

Secondo l’Ansa, i cristiani siriani starebbero formando delle milizie filo Assad …

 

Si tratta di cristiani armati alleati del regime nelle valli a Ovest del fiume Oronte. Si è tentato di armare i cristiani di Aleppo e Damasco; c’è in generale un rifiuto da parte loro, con la sola eccezione appunto della zona a Occidente della montagna alawita. Si parla anche della creazione di gruppi armati cristiani nell’Esercito Siriano Libero. Si tratta di piccoli gruppi e io ho preso posizione a sfavore di questa iniziativa. Se ci sono dei giovani cristiani che si sentono in dovere di partecipare alla guerra di liberazione, lo possono fare nell’Esercito Siriano Libero nel quale ci sono cittadini siriani di tutte le religioni. Mi sembra invece una follia creare dei gruppi cristiani armati, che si fronteggino da un lato e dall’altro dello schieramento.

 

Per il Papa “invece di importare le armi che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità”. Come si applica questa frase riferita alla Siria?

 

Il problema non è quello di vendere o meno le armi, bensì che il popolo ha diritto a difendersi e quindi ha bisogno di armi per farlo. Il Papa ha perfettamente ragione a dire che il mondo doveva occuparsi in modo ben diverso di questa crisi, molto prima e con una capacità diplomatica molto più efficace. Non posso non condividere quanto affermato da Benedetto XVI, ma forse la sua è anche una critica alla diplomazia del Vaticano per la sua inerzia.

 

(Pietro Vernizzi)

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