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IMMIGRAZIONE/ Blangiardo: il “nuovo” modello francese danneggia gli stranieri

Pubblicazione:sabato 29 settembre 2012

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Quanti italiani, oggi, hanno problemi con il lavoro pur non potendo considerarsi cittadini di serie B? Di per sé, quindi, non considero il tempo interminato in quanto tale un vincolo necessario. Casomai, è importante poter dimostrare di disporre di condizioni reddituali tali da assicurare garanzie di stabilità, radicamento e integrazione; se uno può mantenersi, ovviamente,  diminuiscono i rischi di emarginazione sociale.

Cosa accadrebbe sei il nuovo modello francese fosse importato in Italia?

Non credo che si determinerebbero particolari effetti. Anzitutto, le nuove cittadinanze italiane sono solo alcune decine di migliaia. Tra un po’ di anni, inoltre, avremo tanti stranieri che avranno maturato i dieci anni di naturalizzazione necessaria per potere procedere alla richiesta di cittadinanza. Dopo questo periodo, darei per scontato che la conoscenza della lingua, delle nostre leggi e delle nostre tradizioni sia di fatto acquisita.

In Italia, in effetti, il dibattito ruota più che altro attorno alla concessione dello ius soli

Personalmente, credo che la concessione della cittadinanza a chi nasce all’interno di un determinato territorio abbia senso unicamente se viene contemperata con alcuni fattori: non è sufficiente, per intenderci, essere occasionalmente nati in Italia, e risiedere o aver trascorso la maggioranza della propria vita altrove. L’ipotesi è, invece, ragionevole nel caso in cui, ad esempio, si risieda in Italia, e lì si èstati educati. Non dimentichiamo, tuttavia, che la cittadinanza di un minorenne non può essere svincolata da quella dei genitori. Non è un caso che se essi ne acquisiscono una nuova, questa viene automaticamente assunta dai figli.

 

 

(Paolo Nessi)



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