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IRAN/ L'esperto: contro l'atomica di Teheran la politica potrebbe non bastare

Pubblicazione:sabato 29 settembre 2012

Benjamin Netanyahu (InfoPhoto) Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

In questi anni, tra virus informatici inoculati nei vari siti nucleari e assassinii mirati di scienziati nucleari, diversi Stati hanno già fatto molto per tentare di sabotare il programma nucleare iraniano. Proprio nei confronti di queste azioni lo stesso Iran ha attuato forme di rappresaglia, in particolare uccidendo personale diplomatico israeliano in diversi Paesi. E’ però ovvio che più passa il tempo e più aumenta il rischio di un eventuale attacco aereo.

Come giudica le recenti parole di Obama?

In questa particolare fase il presidente americano deve per prima cosa rassicurare gli alleati nel Golfo. Non solo Israele, ma anche gli Stati arabi e le monarchie che più di tutte si sentono minacciate dal programma nucleare iraniano. L’obiettivo dell’amministrazione Obama è dunque quello di far sapere che l’America non permetterà che l’Iran si doti della bomba atomica, eventualità che per un Paese come l’Arabia Saudita, nemico numero uno dell’Iran anche più di Israele, rappresenterebbe una vera minaccia.

Qual è invece l’attuale posizione di Israele?

Il fatto di essere l’unico Stato in quell’area a disporre di un arsenale nucleare, anche se non ufficialmente dichiarato, per Israele rappresenta la principale garanzia della superiorità su base regionale e della sicurezza dello stato ebraico. Quindi non potrebbe mai accettare facilmente l'ipotesi che anche un Paese vicino come l’Iran possa disporre di una simile possibilità.

Questo potrebbe quindi portare a un attacco preventivo?

Sì, effettivamente esiste il rischio che si possa anche arrivare a un cosiddetto “strike”, un attacco preventivo a sorpresa per distruggere la totalità delle forze nucleari iraniane. Questo porterebbe ovviamente a una escaltion di tensioni nel Golfo che, nell’ambito di uno scenario internazionale già reso straordinariamente complesso e difficile dalla crisi economica, avrebbe ripercussioni devastanti in tutto il mondo.

 

(Claudio Perlini)     




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