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EGITTO/ Amin (Cnn): Morsi vuole la democrazia? Riconosca le violenze sui cristiani

Per SHAHIRA AMIN, Morsi non deve nascondere la testa sotto la sabbia e riconoscere che i copti sono discriminati. La violenza settaria esiste, ignorarla non aiuterà a risolvere il problema

Mohamed Morsi, presidente dell'Egitto (InfoPhoto) Mohamed Morsi, presidente dell'Egitto (InfoPhoto)

“Morsi non nasconda la testa sotto la sabbia e riconosca che i cristiani in Egitto sono discriminati. Sono rimasta profondamente delusa quando nei giorni scorsi si sono verificate delle violenze tra musulmani e copti, e il presidente della Repubblica ha cercato di liquidare la vicenda come una comune rissa tra due gruppi di persone qualsiasi”. Ad affermarlo è la giornalista egiziana Shahira Amin, ex vicedirettore di Nile TV, l’emittente di Stato, dalla quale all’inizio del 2011 si è dimessa in segno di protesta per dedicarsi all’attività di inviata indipendente. Come sottolinea per Ilsussidiario.net, “oggi i media sono più liberi che sotto Mubarak, ma il Paese teme di perdere le libertà che ha conquistato. Tra i segnali allarmanti, l’arresto del direttore di Al-Dostour, il quotidiano dei cristiani copti”.

 

Negli ultimi giorni i media hanno attaccato pesantemente il presidente Morsi. E’ il segno di quanto sia diventata libera la stampa egiziana?

 

Oggi i media sono molto più liberi che sotto Mubarak, ma il Paese teme di perdere queste libertà. Sono diversi i segnali allarmanti. In particolare, il fatto che la Shura, o Camera Alta del Parlamento dominata dai Fratelli musulmani abbia rimpiazzato i direttori dei quotidiani di proprietà statale. Per non parlare della sospensione di un canale tv indipendente, e della detenzione del direttore del giornale Al Dostour (di proprietà dei copti, ndr).

 

Si profila una nuova censura all’insegna della Sharia islamica?

 

Per mitigare le preoccupazioni, Mohamed Morsi ha fatto uso del suo potere legislativo per approvare una norma contro la detenzione dei giornalisti, in modo da rassicurarli. Nel frattempo però il parlamentare liberale Abou Hamed, organizzatore di una recente protesta contro i Fratelli musulmani, è indagato con l’accusa di avere macchinato per rovesciare il regime.

 

Con queste premesse, Morsi riuscirà a traghettare l’Egitto verso la democrazia?

 

Il suo compito è davvero difficile. Da un anno e mezzo la situazione economica del Paese è sottosopra, gli investimenti fuggono all’estero, il turismo non è ancora tornato alla normalità. Il presidente dovrà darsi molto da fare per mostrare che l’economia egiziana ha ripreso a funzionare, e non potrà farlo da solo. La società civile e le forze rivoluzionarie devono seguirlo per aiutarlo a fare sì che ogni cosa riprenda a essere efficiente.

 

Com’è il clima che si respira nel Paese?