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Esteri

IL CASO/ Abbruzzese: fare "morale laica" in classe non basterà a salvare la Francia

Per SALVATORE ABBRUZZESE, quella francese è una società che è giunta alla fine di un ciclo. L’idea che si possa farvi fronte con delle lezioni di morale laica in classe è contraddittoria

Il presidente francese François Hollande (InfoPhoto)Il presidente francese François Hollande (InfoPhoto)

Studenti francesi a scuola di morale laica durante l’orario scolastico. E’ la proposta del ministro dell’Educazione nazionale, Vincent Peillon, che nel corso di un’intervista al “Journal du dimanche” ha sottolineato che “per dare la libertà di scelta, bisogna essere capaci di strappare l’allievo a tutti i determinismi, familiare, etico, sociale, intellettuale”. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Salvatore Abbruzzese, docente di Sociologia delle religioni all’Università di Trento.

Al posto delle lezioni di religione, dall’anno prossimo la Francia avrà dei corsi di morale laica …

La proposta è piuttosto confusa, anche se nasce da un problema reale. E’ vero che in Francia il processo di modernizzazione, la crisi e tutte le dissoluzioni insite nella modernità avanzata hanno condotto a una situazione di stallo. E’ in atto una caduta del legame sociale, dell’attenzione nei confronti delle istituzioni, dell’universo culturale, dei valori della solidarietà e della convivenza. E’ una società che è giunta alla fine di un ciclo e deve cominciarne un altro, quindi è una situazione di svolta. Il problema reale esiste, l’idea che si possa farvi fronte con delle lezioni di morale laica mi sembra contraddittoria.

Per quale motivo?

La morale è una branca della filosofia, e non capisco che statuto possa avere una lezione di morale separata dalle grandi tesi filosofiche che l’hanno originata. Una morale che si autosorregga da sola, svincolata da una visione della realtà o con la pretesa che questa realtà si riduca semplicemente al condizionamento sociale, è veramente una grande ingenuità. Il secondo errore del ministro Peillon è il fatto di ritenere che sia sufficiente un insegnamento di morale, per uscire dalla crisi valoriale che la società francese sta vivendo.

Che cos’è la laicità di cui parla il ministro?

L’idea di laicità, non oltremodo specificata, nel contesto francese fa pensare immediatamente a una morale completamente autofondata che in qualche modo si trinceri dietro i confini di un universo sensibile, materiale e a portata di mano. E’ un’idea che si basa inoltre sull’etica come amor proprio e su una visione dell’individuo che diventa giudice di se stesso. In questa visione, non c’è nulla che dia ragione di qualcosa che vada al di là.

L’idea di ragione che Peillon vuole insegnare a scuola è però sottesa a tutte le filosofie e religioni. Non può essere quindi una buona base per lo studente?


COMMENTI
05/09/2012 - Laico o ateo? (Vito Patella)

Etimologicamente "laico" significa "del laòs", del popolo, e dal Medioevo indica chi non fa parte dei "chierici". Il laico è nè più nè meno una persona non consacrata: io sono un laico, nel senso che non sono un chierico, ma sono un cristiano cattolico, credente e praticante. Poiché in Italia il prestigio della Chiesa e del clero cattolico nel popolo è ancora molto alto, gli atei (questi sì, veri atei) stanno cercando di imporre la parola laico come vox media, e lo fanno (gli atei) per camuffarsi! Nel caso specifico, in Francia non stanno cercando di valorizzare la religiosità laica (che tra l'altro è un ossimoro ridicolo, perchè non significa niente), ma una visione atea (o massonica) del mondo, che invece ha un significato molto chiaro. Perciò, vi prego di essere, almeno voi de "Il Sussidiario" meno corrivi con le mode del secolo, e di evitare il trappolone del significato sterilizzato del sostantivo/aggettivo "laico".