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SIRIA/ Olimpio: ecco perché Egitto e Turchia non spaventano Assad

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012

Bashar al-Assad (InfoPhoto) Bashar al-Assad (InfoPhoto)

La Turchia minaccia e condanna l’azione del regime di Assad, eppure fino ad oggi ancora non ha tramutato tali parole in azioni militari. Quanto ancora potrà aspettare? «Ho l’impressione – ci spiega Olimpio - che Ankara cerchi prima di avere una qualche copertura internazionale. Intervenire in Siria non è certamente cosa facile e vorrei ricordare che Russia e Cina si sono detti fermamente contrari a qualsiasi intervento. L’Onu risulta dunque essere paralizzata da questo veto e i Turchi, ripeto, da una parte devono rispondere alla richiesta d’aiuto che giunge dalla popolazione sunnita siriana e dall’altra non vogliono impelagarsi in un nuovo conflitto».

Riguardo invece al piano di Assad, apparentemente sempre più intenzionato a non fermarsi, Guido Olimpio ci spiega che, «vista l’inerzia della diplomazia internazionale, con la complicità di Russia e Cina, sono in molti a credere che Assad sia deciso a proseguire con la strategia del massacro. Nonostante le polemiche internazionali, il leader siriano ha sempre continuato ad utilizzare l’arma del terrore attraverso gli aerei. Assad non può vincere, ma bombardando spera che sia la stessa popolazione, spaventata per la sua sorte, a spingere i ribelli ad andarsene. Una strategia di questo tipo può spesso avere risultati favorevoli nel breve periodo, ma non nel lungo. Questo non vuol dire però che la guerra finirà a breve, perché potrebbe anche trascinarsi per mesi. In questo modo Assad potrà continuare a rimanere al suo posto, anche se in condizioni precarie».

 

(Claudio Perlini)



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