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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Terzi di S. Agata: vogliamo la libertà di culto

In Egitto, durante il funerale di cristiani copti (InfoPhoto) In Egitto, durante il funerale di cristiani copti (InfoPhoto)

La Grecia è impegnata a fare quanto necessario per onorare i propri impegni. Lo sforzo è gravoso perché vuol dire riconquistare la fiducia dei mercati. Le rigorose misure adottate testimoniano la determinazione della Grecia e del popolo ellenico, per i cui sacrifici dobbiamo avere profondo rispetto. L’Italia sostiene - anche in seno all’Europa - gli sforzi della Grecia, che devono anche essere orientati a rilanciare crescita e occupazione. Solidarietà europea da un lato, e interesse dello stesso popolo greco e di tutti noi alla stabilità dell’Eurozona, dall’altro, sono le basi della politica italiana verso Atene.

 

Qual è l’impegno dell’Italia per difendere i cristiani nei Paesi nei quali sono perseguitati, e in particolare in Nigeria e in Pakistan?

 

La tutela della libertà di culto nel mondo è al centro della politica estera italiana. La Farnesina monitora costantemente lo stato della libertà religiosa nel mondo e si adopera per sensibilizzare le Autorità dei Paesi dove si verificano fenomeni di intolleranza o di persecuzione delle minoranze religiose. L’impegno italiano è stato determinante anche per l’affermazione della libertà religiosa come tema prioritario in Europa. Su nostro impulso, la nuova Strategia europea sui diritti umani, approvata a giugno, pone al centro la protezione della libertà di culto. L’Italia ha anche contribuito all’istituzione della Task Force UE sulla libertà religiosa. Prosegue la nostra azione in sede ONU, anche con un Seminario che stiamo organizzando per fine settembre a New York. Siamo anche impegnati, con specifici progetti, nella formazione delle classi dirigenti dei Paesi dove la libertà religiosa è più a rischio.

 

La grave situazione siriana. La strada, in attesa dell'evolversi degli eventi, è solamente quella delle sanzioni economiche? Ce ne sono altre?

 

La situazione è molto più che grave. E' insostenibile. La condotta criminosa del regime di Assad ha originato un dramma umanitario di immense proporzioni. La crisi rischia di destabilizzare i Paesi vicini, di incidere molto negativamente sul processo di pace in Medio Oriente, e, di conseguenza, anche sugli equilibri regionali. Assad deve lasciare il potere e le componenti dell’opposizione al regime vanno sostenute in tutti i modi, con la sola eccezione dell’intervento militare. È nostro dovere, dell’intera Comunità internazionale, adoperarci per accelerare una transizione politica, democratica e rispettosa dei diritti umani e dei diritti di tutte le minoranze. In questa prospettiva, il 29 agosto abbiamo organizzato alla Farnesina una riunione sul “dopo Assad” a livello di Alti funzionari dei Paesi del “Core Group” del Gruppo di Amici del Popolo Siriano, che ha affrontato le questioni della sicurezza, dell’institution building, della ricostruzione economica e degli aspetti umanitari. Continuiamo anche ad assicurare il nostro sostegno umanitario alle vittime delle violenze. Abbiamo sinora messo a disposizione aiuti umanitari per 3 milioni di euro e abbiamo attivato un ospedale da campo in Giordania a favore dei rifugiati siriani. Sosteniamo le attività di UNICEF in Libano e dedichiamo massima attenzione alle possibili iniziative per fornire assistenza ai rifugiati siriani in Turchia.

 

L’Eni rischia di perdere 2 miliardi di dollari per l’embargo all’Iran. Per quale motivo ritiene affidabile il dossier contro il nucleare iraniano?