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ELEZIONI USA/ Il sogno "scaduto" di Bill Clinton mette in crisi Obama

Per ALBERTO SIMONI, Obama non ha colpe per il ciclo economico negativo, e ha invitato l’America a stare compatta condividendo le scelte per uscire da una crisi peggiore di quella del ‘29

Il presidente Obama con Bill Clinton (InfoPhoto) Il presidente Obama con Bill Clinton (InfoPhoto)

Un messaggio all’insegna del realismo, in grado di prospettare il cambiamento non senza sacrifici. E’ quello del presidente Barack Obama, che ha accettato la nomination di fronte alla Convention Democratica di Charlotte. “America, non ho mai detto che questo viaggio sarebbe stato facile e non ve lo prometto ora – le parole del presidente -. Sì, il nostro cammino è più difficile, ma ci porterà in un posto migliore. Sì, la nostra strada è lunga, ma viaggeremo insieme”. Ilsussidiario.net ha intervistato Alberto Simoni, vice caporedattore Esteri de La Stampa e responsabile del sito “Usa 2012” collegato al quotidiano di Torino.

 

Che cosa ne pensa dei toni usati da Obama a Charlotte?

 

Obama ha rispolverato Roosevelt. E’ tornato a chiedere responsabilità, ha invitato l’America a stare compatta e a condividere le scelte per uscire da una crisi che, secondo le sue stesse parole, è “peggiore di quella in cui si è trovata nel ‘29”, dopo cui si susseguirono i quattro mandati di Roosevelt. Obama ha dichiarato testualmente che la situazione è terribile, e che tutti devono rimboccarsi le maniche per uscirne. I toni sono quindi molto diversi rispetto al 2008, anche perché quattro anni fa Obama aveva la possibilità di scaricare le responsabilità della situazione economica sugli otto anni di amministrazione repubblicana.

 

Oggi Romney ha ragione a riversare le stesse accuse su Obama?

 

Se il presidente non ha colpe per quanto riguarda la gestione economica, e il suo unico limite è quello di non avere rimesso in carreggiata l’America, da un punto di vista della comunicazione politica si trova a parlare a un Paese i cui risultati macroeconomici non sono positivi come sperava anche solo uno o due anni fa. I dati di oggi sulla disoccupazione, pari all’8,1%, segnano un aumento dei posti di lavoro, pari in totale a 96mila in più, ma le aspettative erano per 120mila. Sempre più americani non cercano più lavoro, e quindi non sono rintracciabili da queste statistiche.

 

I democratici sono in grado ancora di rappresentare la classe media?

 

La classe media è quella che negli ultimi anni è rimasta indietro e fa più fatica, non solo sotto Obama ma anche nell’ultima stagione di Bush. Negli anni ’90, quando la classe media era forte, era splendidamente rappresentata da Bill Clinton, che non a caso nel 1996 stravinse le elezioni. Il suo merito era stato quello di offrire loro non la speranza, ma la concretezza di una casa, due macchine, l’iscrizione all’università per i figli. Era quindi una classe media che stava bene e aveva un alto tenore di vita.

 

Che cosa è cambiato oggi?