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Esteri

SIRIA/ Ecco come i cristiani rischiano di finire nella propaganda di Assad

Bashar Al Assad (Foto: InfoPhoto)Bashar Al Assad (Foto: InfoPhoto)

Sul piatto vi sono sostanzialmente due opzioni: la prima, certamente più pessimistica, consiste nel vedere il regime come il “male minore”. Per questo la comunità cristiana potrebbe rimanere vicina a una realtà che perlomeno può garantire più degli altri una certa sopravvivenza e praticabilità della vita sociale. L’alternativa, infatti, è rappresentata dai fondamentalisti, con i quali la situazione si aggraverebbe notevolmente.

La seconda opzione?

Nella seconda i cristiani, i quali si considerano a tutti gli effetti parte integrante della società siriana, che soffre allo stesso modo i patimenti delle altre realtà presenti, sono portati a considerare il regime come il vero e primo male. Allora, insieme alle altre comunità, si potrebbe immaginare di costruire una via d’uscita da questo totalitarismo che possa portare a una forma di convivenza rispettosa. Non parliamo dunque di minoranze, ma di semplici diversità all’interno della stessa società.

Ipotesi davvero possibile?

Bisogna ancora capire se all’interno dei Paesi in cui convivono musulmani e cristiani un futuro diverso sia possibile o meno. Alcuni dicono di no e che tale è lo stesso Islam ad essere totalmente incompatibile con il concetto di democrazia. In questo caso, quindi, la prima delle due opzioni potrebbe essere quella più ovvia. A mio giudizio esistono però esempi storici che evidenziano quanto questo non  sia del tutto vero: credo che ci troviamo di fronte a un Islam “ammalatosi” dopo l’arrivo dei totalitarismi e che, solo se ce ne liberassimo, potremmo allora auspicabilmente immaginare una “guarigione” del pensiero islamico. In Egitto abbiamo cominciato a vedere qualcosa in tal senso, ma ovviamente il percorso da percorrere è ancora molto lungo e travagliato.

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