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IL CASO/ Quel “morso” che mette in crisi il sogno americano

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Qualcuno mi dà un lavoro, “un posto”? Non abbiamo appena vissuto una campagna presidenziale in cui i candidati si tiravano in faccia cazzotti a suon di numeri di posti di lavoro che avrebbero creato? Se non c’è spazio per i miei sogni, che almeno qualcuno mi dia un posto! Io sono convinto (non mi vergogno a dirlo - l’ho sempre detto e continuerò a farlo) che le azioni intraprese dall’Amministrazione Obama sul fronte socio-politico-occupazionale contribuiscono a intaccare quella baldanzosa, temeraria e a volte presuntuosa industriosità degli americani, sventolando la bandiera di una socialdemocrazia irrealizzabile. Producendo come primo effetto, soprattutto nei giovani, l’abbassamento della soglia del “desiderio” e l’innalzamento di quella della “pretesa”.

Purtroppo i Repubblicani sembrano non conoscere altra risposta che la solita “non penalizziamo i ricchi, perché sennò chi genera lavoro”. Poco, troppo poco in un Paese dove istruzione, sanità e pensione costano al cittadino qualunque un occhio della testa, spesso anche due.

Non sarà “il posto” a salvarci. Qui bisogna cominciare a chiedersi seriamente cosa voglia dire lavorare, che cosa voglia dire che io il lavoro c’è l’ho e tu no. Bisogna cominciare a chiedersi cosa voglia dire essere una Nazione.

C’è nessuno che ha voglia di parlare di questo?

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