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Esteri

ALGERIA/ Forse ci sono 4 ostaggi liberati e 7 prigionieri sopravissuti

L’esercito avrebbe preso il controllo del sito petrolifero occupato dai terroristi. In mattinata, tre ostaggi avevano lanciato un appello per avviare una trattativa  

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La situazione sul fronte algerino è tutt’altro che chiara. Come è ormai noto, sarebbero trentacinque gli ostaggi stranieri detenuti presso il sito petrolifero di In Amenas, quindici i sequestratori, tra cui Abou Al Bara, loro leader, uccisi da un blitz dell’esercito algerino. Secondo una delle ricostruzioni, il gruppo di ostaggi sarebbe stato attaccato dagli elicotteri mentre stava venendo trasportato in un veicolo da un edificio all’altro del quartier generale. Secondo un’altra versione dei fatti, i mezzi a bordo dei quali si trovavano hanno forzato un blocco dell’esercito, che è stato, a quel punto, obbligato ad aprire il fuoco attraverso gli elicotteri. Contestualmente, sta circolando la notizia dell’esistenza di quattro ostaggi liberati della forza algerine in seguito al raid. Lo ha riferito l'Aps, citando fondi della sicurezza. Pare che si tratti di un Keniota, un francese e due britannici. Ci sarebbero, inoltre, due sopravissuti tra gli ostaggi. A quanto ha riferito una fonte locale, sarebbero ancora vivi tre belgi, un giapponese, un britannico e due americani, ancora in mano ai rapitori terroristi. Ci sarebbero, inoltre, quarantacinque ostaggi, di cui 15 di nazionalità stranieri (due sarebbero francesi), che sono riusciti a fuggire dall’impianto in mattinata. Pare che la loro fuga si sia verificata prima dell’attacco degli elicotteri, in mattinata. Nel frattempo, l’esercito avrebbe preso il controllo del sito petrolifero occupato dai terroristi e gestito dalla compagnie Bp, Statoil e dall’algerina Sonatrach. In precedenza, tre degli ostaggi sequestrati avevano lanciato un appello, per chiedere che si avviasse una trattativa: «Chiediamo il negoziato per evitare altre perdite di vite umane». Un altro degli ostaggi aveva fatto sapere che a molti di loro era stato imposto di indossare delle cinture esplosive. I terroristi avevano fatto sapere, nelle ore che hanno preceduto il blitz, che il sequestro aveva rappresentato una vendetta contro il governo algerini, che aveva concesso i propri spazi aerei all’aviazione francese per portare a termine un’operazione in Mali contro Al Qaeda.