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ALGERIA/ Jean: gli ostaggi uccisi? Una lezione agli islamisti

Pubblicazione:sabato 19 gennaio 2013

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Non è certamente la prima volta che ostaggi o prigionieri vengono utilizzati come scudi umani in situazioni di questo tipo o in guerra. Lo abbiamo visto anche in Bosnia, dove i prigionieri venivano spesso legati ai ponti per impedire che vie di comunicazione considerate vitali venissero distrutte.

Cosa si aspetta dalle reazioni delle diplomazie internazionali?

Probabilmente, visto che l'impianto è gestito dalla britannica Bp (British Petroleum, ndr), dall'algerina Sonatrach e dalla compagnia norvegese Statoil, il governo algerino dovrà rispondere del fatto di non aver comunicato e concordato l'operazione con norvegesi e britannici che, molto probabilmente, avrebbero inviato le proprie forze speciali.

Crede vi sia un chiaro messaggio anche dietro questa decisione?

E’ possibile. L'Algeria è molto gelosa della propria indipendenza, come tutti i popoli che hanno affrontato campagne di decolonizzazione molto dure, quindi è possibile che non voglia accettare alcun tipo di interferenza straniera. Bisogna poi dire che l’Algeria da tempo concede alla Francia l’autorizzazione di sorvolare il territorio algerino per portare rinforzi e per andare a bombardare obiettivi nel Mali.

Quindi?

La stampa algerina è stata molto critica nei confronti del governo per questa sua disponibilità nei confronti della Francia. Quindi, essendo in grande difficoltà con la propria opinione pubblica, è verosimile immaginare che abbia voluto agire in questo modo assolutamente indipendente per dimostrare di non sottostare in alcun modo alla volontà francese o di altri Stati.

 

(Claudio Perlini)



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