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MALI/ Così la Francia mette a rischio Europa e cristiani

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Aerei francesi in azione (InfoPhoto)  Aerei francesi in azione (InfoPhoto)

In questi giorni, la stampa italiana si interessa molto del Mali, nonostante sino a poche settimane fa molti nostri giornalisti non sapessero dove indicare il Paese sulla carta geografica (anche se la crisi politica e militare maliana, e lo scontro tra islamisti radicali e moderati fossero noti da tempo a chi si interessa dei problemi non solo dell’Africa a Sud del Sahara ma anche del Mediterraneo). In effetti, ho letto un unico articolo equilibrato e ben informato (sotto il profilo dell’analisi politica) quello di Nicoletta Pirozzi su Affari Internazionali, il bel magazine dell’Istituto Affari Internazionali. È una dura requisitoria contro la politica estera francese in Africa (e nel Mediterraneo), un avvertimento all’Unione europea (e agli Stati che ne fanno parte) a non seguirla e una proposta su come risolvere la crisi facendo leva sulle organizzazioni regionali africane (prime tra tutte l’Ecowas) nell’ambito dell’Unione africana.

Nicoletta Pirozzi non tratta, però, né delle lunghe premesse storiche della crisi, né del suo significato economico. Il Mali non è solo una vasta e ondulata distesa di sabbia sino al fiume Niger, ai suoi affluenti e alla catena di montagne che lo separa dal Burkina Faso. È anche il terzo produttore d’oro del mondo, uno dei maggiori esportatori di carne e di bestiame e uno dei maggiori esportatori di cotone a fibra lunga (molto ricercato per la haute couture). Non è poi escluso che il suo sottosuolo contenga petrolio e potassio (sono in corso ricerche) di qualità simili a quelle del Marocco e dell’Algeria.

Nei 18 anni passati in Banca Mondiale e nei quattro passati alla Fao ho lavorato prevalentemente sull’Estremo Oriente e sull’Africa a Sud del Sahara. Ho avuto modo di conoscere paesi, Capi di Stato, Ministri, accademici e soprattutto tanta gente comune. Il Mali è stato il mio “battesimo” africano: vi passai circa otto settimane nell’aprile-giugno 1969 e da allora ho avuto modo di visitarlo molte altre volte, riuscendo a masticare un po’ di Bambara, la lingua dell’etnia dominante nel Sud.

Il Mali e i suoi confini geografici sono frutto dell’epoca coloniale, quando nel 1890 (in seguito al Trattato di Berlino arbitrato da Bismarck) Gran Bretagna e Francia si divisero la zona immediatamente a sud del Sahara in due parti, il Sudan francese e il Sudan britannico. Dopo l’indipendenza, quello “francese” prese il nome di un antico impero africano (per l’appunto il Mali, dal tredicesimo al sedicesimo secolo) e fu uno dei due paesi di quella che era stata l’Africa coloniale francese a schierarsi non con l’antica metropoli ma con il Patto di Varsavia, prima, e con la Cina, poi.



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