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ISRAELE/ Il caso Zoabi: fin dove può arrivare una nazione "masochista"?

Netanyahu nella Knesset, il parlamento israeliano (InfoPhoto) Netanyahu nella Knesset, il parlamento israeliano (InfoPhoto)

Decisione probabilmente maturata dopo un patteggiamento che prevedeva l’uscita dalla scena politica della parlamentare in cambio dell’archiviazione della sua posizione che la vedeva, in quel momento, passibile di un’accusa formale di alto tradimento.

I termini per l’accusa sono ormai caduti in prescrizione e la Zoabi si è ora appellata alla legge di una nazione democratica come Israele per far valere diritti che non sarebbero stati riconosciuti in nessuna delle nazioni arabe del mondo.

I giudici hanno sicuramente applicato la legge, la magistratura israeliana è talmente indipendente dalla politica che diversi ministri, riconosciuti colpevoli di reati penali, sono stati arrestati e condannati a pene detentive e Israele è l’unico Stato democratico al mondo ad aver arrestato e condannato a pena detentiva un ex Presidente della Repubblica.

Anche se la legge è stata applicata alla lettera, resta il malcontento per una decisione che sembra uscita da una smania masochista di una nazione che cerca tutti i modi per farsi del male.

Nel caso della conferma dell’esclusione della Hanin Zoabi dalla vita politica le critiche, come al solito quando si tratta di Israele, non sarebbero certo mancate, ma continuare a far rimanere alla Knesset formazioni politiche che non riconoscono lo Stato e che addirittura annoverano fra i loro membri personaggi che tengono stretti contatti con pericolosissimi nemici, oltre ad essere estremamente pericoloso è anche indubbiamente fuori da ogni logica.

Gli esponenti delle maggiori forze politiche hanno già annunciato che subito dopo le elezioni una nuova normativa per questi casi avrà priorità nell’agenda parlamentare proprio per evitare nuove situazioni come quella che si è appena consumata.

A questo punto i quesiti sono di una semplicità disarmante: può una nazione dare ad una persona che ha palesemente manifestato il suo tradimento la possibilità di ricandidarsi? Può una democrazia compiuta come quella israeliana permettersi un rischio di questo tipo, soprattutto tenendo in considerazione la realtà mediorientale e tutte le insidie che si nascondono dietro ogni angolo? E poi, per finire, veramente le democrazie sono così forti da non temere le insidie dall’interno? Sinceramente vedendo quello che sta accadendo nel mondo, i dubbi sono molti e anche inquietanti.  

 

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