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SIRIA/ Mons. Zenari (nunzio apostolico): siamo al centro di un "regolamento di conti" più grande di noi

Pubblicazione:lunedì 21 gennaio 2013

L'effetto dei bombardamenti su Aleppo (InfoPhoto) L'effetto dei bombardamenti su Aleppo (InfoPhoto)

Fino a questo momento, per i fatti di cui sono a conoscenza, i cristiani hanno sofferto come tutti. Abbiamo avuto delle chiese abbattute, ma queste distruzioni non erano volute. Le bombe degli uni e degli altri spesso finiscono nei centri abitati e dove prendono prendono. I missili non fanno distinzioni tra cristiani, sunniti e alawiti, quando un villaggio è preso di mira tutti devono scappare a prescindere dalla loro religione.

 

Quale contributo possono dare i cristiani in questo momento drammatico della vita del Paese?

 

Ho sentito diverse dichiarazioni di persone che mi dicono: “Noi cristiani siamo qui per il bene del Paese, ma non ci schieriamo”. Anche se non possono tirare le pietre contro questo governo, perché prima dell’inizio del conflitto le cose per loro non andavano male. La tendenza dei cristiani è quindi quella di non prendere le armi, e di operare secondo i principi del Vangelo, della dottrina sociale della Chiesa, della solidarietà, della riconciliazione e della giustizia sociale. E’ questa la sola bandiera dei cristiani.

 

La dittatura è veramente compatibile con la dottrina sociale della Chiesa?

 

No, la dottrina sociale della Chiesa parla di libertà fondamentali e di giustizia sociale. Questo regime andava e va riformato secondo principi universali di democrazia, di libertà e di giustizia sociale, di espressione non sottoposta a restrizioni. Il punto però è che questa riforma del regime non andava attuata in maniera violenta.

 

Infine, com’è la situazione nella zona di Damasco dove si trova lei?

 

Dal quartiere Malki, dove si trovano le principali ambasciate, sentiamo le cannonate e vediamo gli aerei che si levano in volo. Dobbiamo sempre stare attenti, perché anche la situazione nella zona dell’università di Aleppo fino a martedì sembrava calma, ma ormai il conflitto è dappertutto e non ci sono più isole sicure, o quelle che sono sicure oggi domani non lo saranno più. Resta il fatto che a Damasco le zone periferiche sono le più martoriate. Il centro è stato abbastanza preservato, ma ogni tanto qualche bomba esplode anche qui. Ormai la situazione della Siria è come quella di un corpo nel quale le cellule malate si sono diffuse in tutti gli organi.

 

(Pietro Vernizzi)



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