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SIRIA/ Mons. Zenari (nunzio apostolico): siamo al centro di un "regolamento di conti" più grande di noi

Per mons. MARIO ZENARI, nunzio apostolico, quanto sta avvenendo in Siria viene dal fatto che qualcuno ha scelto il Paese come campo per un conflitto che lo trascende

L'effetto dei bombardamenti su Aleppo (InfoPhoto) L'effetto dei bombardamenti su Aleppo (InfoPhoto)

Nell’università affollata per gli esami semestrali, una bomba ha provocato la morte di 87 studenti. E’ successo ad Aleppo la settimana scorsa, in una zona della città ritenuta fino a quel momento sicura. “Si tratta di un vile atto terroristico nei confronti degli studenti che sedevano nelle aule per gli esami di metà anno”, è stato il commento di Bashar Jaafari, inviato del governo siriano durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ilsussidiario.net ha raggiunto telefonicamente Mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, che si trova nella zona centrale di Damasco dove sono ospitate anche le altre ambasciate.

 

Che cosa ne pensa dell’attacco contro l’università di Aleppo?

 

E’ difficile sapere chi ci sia dietro, purtroppo le violenze di questo tipo ultimamente in Siria sono frequenti. E’ un atto di violenza molto triste che ha causato 87 vittime e suscitato compassione e indignazione in tutto il mondo. Sempre martedì si sono contati 216 morti in tutta la Siria. Significa che anche senza considerare l’attacco all’università si sono registrate 129 persone dilaniate dalle bombe. E ogni giorno assistiamo ad atrocità di questo tipo.

 

Lei ritiene che siano state esplorate tutte le strade per mettere fine alle violenze?

 

Difficile rispondere, quello che so è che quello a cui stiamo assistendo è la conseguenza del fatto che si sono sovrapposte due questioni. C’è un problema interno, in quanto la Siria da tempo sentiva il bisogno di andare verso una maggiore democrazia e una maggiore libertà. Nello stesso tempo, ci sono dei conflitti regionali o mondiali. Quanto sta avvenendo in Siria quindi non può più essere risolto con un grado maggiore di democrazia e con delle elezioni libere, perché qualcuno ha scelto il Paese come campo per regolare dei conti che riguardano ben altre potenze.

 

I cristiani come si inseriscono in questo conflitto?

 

I cristiani non hanno armi ed essendo sparsi in tutto il Paese non formano un unico gruppo politico né singoli gruppi schierati da una parte o dall’altra. Bisogna però riconoscere che la situazione per i cristiani sotto questo regime non era così negativa. C’era una discreta libertà religiosa, seconda soltanto a quella di cui godono i cristiani libanesi. Anche se non era una libertà assoluta, per esempio un musulmano non poteva diventare cristiano.

 

Qualcuno ha cercato di fare pagare ai cristiani questa scelta di non schierarsi?