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ELEZIONI ISRAELE/ Tramballi (Sole 24Ore): lo "scontro" laici-ortodossi decide il futuro di Netanyahu

Pubblicazione:mercoledì 23 gennaio 2013

Benjamin Netanyahu (InfoPhoto) Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

Benjamin Netanyahu esce vincitore dalle elezioni per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano, e si conferma primo ministro per la terza volta. Bibi esulta, annuncia di voler creare “la coalizione più ampia possibile”, ma l’alleanza Likud-Yisrael Beitenu con cui si è presentato alle urne delude le aspettative e ottiene 61 seggi su un totale di 120, 11 in meno rispetto ai 42 della scorsa legislatura. La grande sorpresa di queste elezioni è invece il partito centrista Yesh Atid (“C'è un futuro”), guidato dall'ex commentatore televisivo Yair Lapid, a cui Netanyahu ha già allungato una mano per la formazione del nuovo governo. Tale politica di alleanza ovviamente non piace al tre volte primo ministro, il quale avrebbe fatto volentieri a meno di una stagione di trattative e compromessi che inevitabilmente dovrà ora affrontare. Abbiamo commentato i risultati di queste elezioni con il giornalista Ugo Tramballi, inviato ed editorialista del Sole 24 Ore ed esperto di Medio Oriente.

E’ rimasto sorpreso dall’esito delle urne?

Nonostante la sorpresa del partito centrista Yesh Atid o del non eccezionale risultato di Netanyahu, tutto sommato un esito del genere era largamente previsto. Sarà dunque il premier uscente, per la terza volta, a dover costituire il nuovo governo israeliano.

Cosa significano però quegli 11 seggi in meno conquistati da Netanyahu, alla guida dell’alleanza Likud-Yisrael Beitenu?

Credo sia abbastanza comune, anche in altri Paesi, che un'alleanza tra partiti simili tra loro ottenga un risultato decisamente al di sotto delle aspettative. Pensando all’Italia, mi viene in mente il clamoroso flop che fecero registrare il partito liberale e quello repubblicano quando decisero di unirsi alle Europee. Bisogna poi dire che l’elettorato di Netanyahu è di destra e proprio in quell’area il fenomeno nuovo (ma non così clamorosamente nuovo) è rappresentato dall'estrema destra di "Casa Ebraica" di Bennett. Buona parte dell’elettorato del Likud, quindi, è passato probabilmente ancora più a destra, riconoscendosi maggiormente in questa estremizzazione del tribalismo ebraico.

Come giudica invece il grande risultato ottenuto da Yair Lapid alla guida del partito centrista Yesh Atid?

E' senza dubbio un grande successo. Secondo le previsioni precedenti al voto questo partito non sarebbe andato oltre i 10 seggi, risultato che comunque sarebbe stato già importante, invece è stato capace di ottenerne ben 19. Anche in questo caso, però, dalla prima elezione che ho avuto modo di seguire, posso dire che in fondo è piuttosto normale vedere un partito uscire a sorpresa vincente dalle urne. Un tempo toccò proprio a quello del padre di Lapid, un partito duramente laico che in Italia verrebbe definito anticlericale. Il successo del figlio è in qualche modo simile.

Come mai?

In passato il sionismo sia di destra che di sinistra, quindi quello di Ben-Gurion o di Zabotisnky, ha sempre rappresentato una sorta di “risorgimento” molto politico e profondamente laico. Questa caratteristica laica di Israele dovette improvvisamente cambiare quando, dopo l’Olocausto, nacque lo Stato ebraico e dall’Europa arrivarono, in particolare dai ghetti e dai campi di sterminio, sopravvissuti che erano quasi tutti rabbini e ultraortodossi. Non dimentichiamo poi che Israele è un Paese che, dopo 64 anni, ancora non ha una Costituzione proprio per evitare di affrontare la questione del ruolo della fede e della religione.

Cos'è successo invece in queste elezioni?


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