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Esteri

MALI/ L'esperto: il neocolonialismo di Francia e Italia è una scelta anti-storica

Blindati francesi in MaliBlindati francesi in Mali

Francia e Italia hanno due ragioni per intervenire. Il primo è un motivo neocoloniale, che consiste nel non perdere i territori che sono stati loro per un paio di secoli. In secondo luogo, in quella zona del Sahel si stanno organizzando degli islamisti che sono pericolosi.

 

Ritiene che la strategia scelta dal governo italiano sia quella più adatta al contesto del Mali?

 

Personalmente sono sempre contrario a queste forme di intervento neo-coloniale, anche perché sono vietate dalla nostra stessa Costituzione sulla cui base la guerra è sempre guerra.

 

Quali sono i punti in comune tra l’intervento di Sarkozy in Libia e quello di Hollande in Mali?

 

Il tentativo di Sarkozy era quello di mettere a tacere Gheddafi, e in secondo luogo di utilizzare le risorse energetiche libiche che erano in gran parte dell’Italia. Quanto sta accadendo in Mali è un’altra cosa, l’operazione ha come obiettivi non rinnegare il passato coloniale ed evitare che al Qaeda prenda forza.

 

Quali sono le forze che premono per destabilizzare l’Africa?

 

Si tratta di Boko Haram in Nigeria e delle milizie jihadiste in Etiopia, in Somalia e in Eritrea. Proprio in questi giorni abbiamo visto che il popolo eritreo si sta ribellando contro la dittatura e ha cercato di circondare il ministero dell’Informazione per chiedere più libertà e democrazia.

 

Quali sarebbero gli effetti di una rivoluzione in Eritrea?

 

In primo luogo cercare di eliminare il suo presidente Isaias Afewerki, che è stata una personalità molto importante in quanto per quasi 30 anni ha condotto la guerra contro l’Etiopia, riuscendo a ottenere l’indipendenza dell’Eritrea. Poi si è però dimenticato che la democrazia ha la D maiuscola, e ha trasformato il suo Paese in un grande carcere.

 

(Pietro Vernizzi)

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