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UK VS UE/ Dal referendum una "idea" per tutta Europa

David Cameron, foto InfoPhoto David Cameron, foto InfoPhoto

Il ciclo economico inglese è molto più sincrono con quello degli Stati Uniti di quanto non lo sia con il ciclo economico dell'Europa. Se ci pensiamo la crisi finanziaria si è propagata dagli Stati Uniti al Regno Unito e poi nel resto dell'Europa. Questo fa sì che l'economia britannica sia diversa da quella degli altri paesi con una difficoltà dunque elevata ad adottare soluzioni comuni.

 

Sembra ci siano abbastanza differenze in effetti.

 

Ma c'è un terzo elemento ed è che gli inglesi hanno un approccio molto pragmatico nella gestione  politica e amministrativa. La riprova di questo ce l'ha dà il governo attuale. I conservatori si sono trovati dopo tre lustri la possibilità di governare, ma non avevano la maggioranza e hanno adottato quale maggioranza l'alleanza con i lib-dem, che sono molto più a sinistra dei laburisti stessi. Dunque una alleanza sulla carta impossibile.

 

Invece?

 

E' stata superata, questa divergenza di fondo, in modo molto pragmatico. Si sono chiusi in una casa per tre giorni e hanno elaborato un programma comune. Tanto che la scorsa estate quando questo programma si era esaurito c'era stato il rischio di una crisi di governo. Invece hanno elaborato nuovi punti programmatici per andare avanti.

 

Davvero pragmatici...

 

E' un approccio che va in conflitto con il modo bizantino che abbiamo in Europa di fare decisioni: per fare una riforma ci vuole consenso di tutti dalla Germania fino a Malta. E' molto difficile per loro da capire questo modo di procedere.

 

Cameron ha anche parlato di divario fra cittadini e Unione, un problema di ordine democratico lo ha definito. E' così?

 

Certo, e questo è il problema dell'Europa. La soluzione che abbiamo posto alla crisi economica è sostanzialmente quella di una maggiore coesione dei paesi europei tanto che ci siamo impegnati con il Fiscal compact. Il quale non è altro che un passo avanti verso una piena integrazione fiscale. Se noi dovessimo arrivare a questo la condizione sine qua non per avere una unione fiscale è che ci sia un forte supporto sociale all'Europa. Cioè se la linea fiscale o la spesa sanitaria si decide a Bruxelles è necessario che ci sia un consenso sociale  dei popoli europei, ma questo non c'è. Lo vediamo alle elezioni europee, non c'è un singolo Paese europeo dove il dibattito non sia un dibattito nazionale invece che europeo e questo la dice lunga  di un forte scollamento tra i cittadini e la colpa probabilmente è l'incapacità dei politici di far passare il messaggio europeistico.

 

Tornando al Regno Unito, quanto conta oggi in Europa?

 

A livello economico ha un peso meno rilevante di altri paesi più integrati dal punto di vista commerciale. Il Regno Unito è quello meno integrato. Noi italiani peraltro siamo il secondo meno integrato, con una quota di esportazione in Europa del 58% contro il 57% degli inglesi. Tutti gli altri paesi sono sopra al 60%. Naturalmente quando si parla di Regno Unito si parla anche di peso politico.

 

E questo com'è?