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ELEZIONI ISRAELE/ I "trucchi" di Netanyahu preoccupano Obama

Pubblicazione:giovedì 24 gennaio 2013

Barack Obama (InfoPhoto) Barack Obama (InfoPhoto)

L’opinione pubblica israeliana per alcuni anni ha sostenuto il progetto di Kadima, mostrando tutta la sua insoddisfazione verso la dirigenza dei partiti “tradizionali”. La crisi del partito laburista segna infatti tutto il primo decennio degli anni duemila. 

Tuttavia anche il grande centro, anche Kadima, in pochi anni si autodistrugge. Doveva fare da contraltare alla destra ed invece, soprattutto negli ultimi anni della gestione Olmert, diventa succube dalla potente lobby politica dei coloni in Cisgiordania. Doveva raggiungere un’intesa con i palestinesi ed invece cancella le elezioni politiche palestinesi, dà ovunque la caccia ad Hamas, si rende protagonista dell’Operazione Piombo Fuso. Usa una  strategia della “forza” che  però non riesce a produrre stabilità e sicurezza. Infine, gli scandali clientelari: ne viene travolto Olmert e Kadima punito elettoralmente. 

Dal 2009 la disintegrazione del partito avanza intorno al tema: partecipare o meno al governo di unità nazionale, ciclicamente riproposto dal premier Netanyahu. Alla fine, prevarrà la linea dell’intesa sostenuta da Mofaz. Il partito si spaccherà, nel momento dell’ingresso al governo. Le ultime elezioni segneranno la definiva punizione per Kadima. Certo non mitigata dai sei seggi conquistati dal partito personale della Livni, per qualche tempo leader di Kadima. 

L’opinione pubblica israeliana, però, ancora una volta ha mostrato la sua ricerca di novità e di strategie diverse. In questa occasione ha premiato Yair Lapid, e la sua campagna elettorale impostata contro quella che lui ha definito la politica della paura e dell’odio. Eppure, il paradosso di queste ore mostra il campione del nuovo centro politico israeliano corteggiato da Netanyahu, maestro nel cooptare nei suoi governi anche gli oppositori. Le  trattative che si sono già aperte mostreranno quale governo avrà Israele e su quale programma. 

Netanyahu parla ora di problemi sociali da affrontare; di pari doveri per tutti, laici ed ortodossi; di un sistema presidenziale all’americana da portare in Israele. Il governo di coalizione però, Netanyahu lo ha già detto, dovrà fermare, anche a costo di un attacco militare, l’Iran ed il suo programma nucleare. Non è chiaro se con il consenso, o meno, di Barack Obama.         



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