BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COREA DEL NORD/ Olimpio: da Pyongyang una minaccia vera contro gli Usa

Pubblicazione:venerdì 25 gennaio 2013

Kim il giovane, foto InfoPhoto Kim il giovane, foto InfoPhoto

Certamente, è una situazione da monitorare con attenzione e infatti gli Usa seguono con molta attenzione ogni minimo passo della Corea del Nord e la stessa cosa fanno Giappone e Cina.

 

La Cina, tradizionale alleato di Pyongyang, per la prima volta ha aderito a delle sanzioni contro i coreani: che cosa significa?

 

I cinesi hanno due timori. Il primo è che la crisi permanente coreana sfugga di mano. Il secondo è che tantissimi coreani cercano di fuggire andando in Cina. Pechino come sappiamo è stretto sostenitore del regime, fa un po' da supervisore, e quindi ha voluto mandare un messaggio. 

 

Che tipo di messaggio?

 

Che la Cina supporta la Corea del Nord ma al tempo stesso ricorda che deve rispettare certe regole, quelle dell'ONU. Quindi con questo sostegno alle sanzioni ha voluto probabilmente richiamare all'ordine il presidente ,il giovane Kim, che forse si sta agitando anche per motivi interni suoi, giochi di potere come sempre nei regimi assolutistici. La Cina esercita una qualche forma di pressione però al momento sembra non abbia avuto alcun effetto.

 

A proposito del giovane Kim, c'è stato qualche cambiamento interno dalla sua salita al potere?

 

E' sempre difficile giudicare vista l'impossibilità di avere elementi sicuri su quanto succede all'interno di questo paese che è notoriamente chiuso, non è facile andarci ed è impenetrabile. Si possono però fare due tipi di valutazione. La prima è che Kim in qualche modo almeno sul piano interno ha lanciato qualche segnale per fare cambiamenti di tipo formale e qualche esperto ha sottolineato che c'è stato un piccolo miglioramento seppure nel disastro continuo nell'economia coreana.

 

La seconda?

 

Al tempo stesso la situazione interna è sempre devastante. Si dice ci siano più di 200mila prigionieri politici, persone internate nei gulag, la repressione è sempre feroce e chi scappa viene ucciso. Non si vedono segnali di cambiamento. Del resto se stiamo parlando di questo paese è perché siamo davanti a una nuova loro classica provocazione, di cambiamenti tangibili ed evidenti non ce ne sono stati nel modo più assoluto 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.