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TERRORISMO/ Mario Mauro: il Mali non è la Libia, giusto l'intervento militare

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La crisi maliana rimarrà al centro dei lavori delle Nazioni Unite nelle prossime settimane. La tempestività con la quale è stata approvata la risoluzione che appoggia l’intervento francese deve accompagnare ogni fase del conflitto, perché dalla coesione della comunità internazionale e dalla sua unità d’intenti dipenderà l’esito del conflitto.

In questa fase le operazioni sono interamente guidate dal comando francese, che non si avvale in alcun modo del supporto dell’esercito maliano. La priorità è ovviamente quella di liberare il Nord del paese dalle formazioni legate ad Al Qaeda che hanno imposto la sharìa e stanno consolidando il loro potere anche nelle città. Per quanto riguarda il futuro, uno degli obiettivi, una volta debellata la minaccia fondamentalista nell’area, sarà quello di aiutare le forze militari locali nell’organizzazione della difesa e nella gestione delle crisi.

Una presenza troppo duratura della Francia nel territorio verrebbe vista dagli ambienti islamici come un’occupazione fraudolenta e riscatenerebbe ondate d’odio e di violenza ancora più complicate da placare.

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