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NOZZE GAY/ Giudice contro il governo inglese: battaglia ideologica

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Il giudice britannico Paul Coleridge ha creato un caso per avere dichiarato che le nozze gay riguardano una parte trascurabile della popolazione, e dunque rappresentano un “problema secondario” che sta ricevendo troppa attenzione a livello nazionale. Nel maggio dello scorso anno Coleridge, un magistrato di lungo corso, aveva lanciato la Marriage Foundation, con la promessa di “dare vita a un movimento nazionale il cui obiettivo è quello di cambiare le attitudini”. A parte il fatto di avere sottolineato il valore del matrimonio eterosessuale tradizionale, le sue recenti dichiarazioni sulle nozze gay hanno sollevato un vespaio di polemiche. Come scrive il sito web di The Christian Institute, per Coleridge il governo britannico starebbe ignorando il tracollo della famiglia, pur cercando di essere innovativo nel formulare nuovi piani per ridefinire il matrimonio.

Il magistrato ha accusato quindi i ministri inglesi di sprecare i loro sforzi dedicandoli alle politiche sbagliate. In un’intervista a The Times ha dichiarato che “così tante energie e tempo sono state dedicate a questo dibattito che interessa lo 0,1% della popolazione, proprio nel momento in cui abbiamo una crisi per il tracollo della famiglia”. Per Coleridge occorre quindi una posizione del governo più focalizzata sull’importanza del matrimonio. Il giudice ha ammonito che il tasso di divorzio è di gran lunga troppo elevato, al punto da affidare 3,8 milioni di bambini alle scelte del sistema giudiziario. Il presidente e fondatore della Marriage Foundation ha aggiunto che la sua realtà non intende rinunciare a combattere finché i tassi di separazioni e divorzi non saranno quantomeno dimezzati rispetto agli attuali livelli.

Di recente Coleridge è finito al centro di un’inchiesta aperta dall’Office for Judicial Complaints, un ufficio del ministero della Giustizia britannico che si occupa delle denunce contro i magistrati. L’indagine si è conclusa con un invito nei confronti del giudice affinché tenga un profilo più basso all’interno dell’organizzazione. Nick Herbert, ex ministro della Polizia, ha dichiarato che “un giudice che interviene nel dibattito politico danneggia l’indipendenza della magistratura”.



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