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Esteri

UCCISIONE NAZIR/ Cervellera: il Pakistan è avvelenato dall'odio per i cristiani e gli Usa

Per BERNARDO CERVELLERA, l’uccisione del leader talebano da parte degli Usa alimenterà l’ira dei talebani; la situazione dei cristiani è, sostanzialmente, in mano all’esercito pakistano

Un drone - InfophotoUn drone - Infophoto

Gli Usa segnano un colpo a proprio favore nella lotta contro il terrorismo islamico. In Waziristan, regione pakistana ai confini con l'Afghanistan considerata tra le roccaforti di Al Qaeda, il Mullah Nazir Wazir, tra i principali leader talebani, è stato freddato da un missile lanciato da un drone. Oltre a lui, sono stati uccisi altri 4 miliziani islamici. La zona, ove Nazir era indiscusso signore della guerra, è il principale canale di collegamento tra i talebani afghani e pakistani. E, proprio in Pakistan, il proliferare della presenza talebana ha provocato, negli ultimi anni, la recrudescenza delle violenze contro le religioni non islamiche. Nell’ultimo anno, secondo un rapporto elaborato dalla Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Chiesa cattolica in Pakistan, sono stati distrutti o saccheggiati tre templi indù, una moschea della setta ahmadi (considerata eretica dall’islam) e cinque chiese cristiane. Per non parlare dell’uccisione di persone impegnate a costruire luoghi di culto. Lo ricorda Asia News, al cui direttore, Bernardo Cervellera, abbiamo chiesto di aiutarci a far luce sull’accaduto.  

Può descriverci, anzitutto, il contesto religioso pakistano?

Il 97% dei pakistani è di fede islamica. La maggioranza di costoro è sunnita, il resto, prevalentemente, sciita. Tra le due componenti, c’è un’accesa rivalità. Da parte sunnita, in particolare, va notato un acceso integralismo, così come da parte sciita non sono rare vendette e rappresaglie. Può capitare che moschee sciite vengano distrutte dai sunniti e viceversa.

Come mai la situazione è così tesa?

Perché dagli anni ’80 si è determinata una crescita del fondamentalismo islamico pakistano, che ha portato a violenze contro tutti i luoghi di culto. Cristiani, indù, e all’interno dello stesso islam.

In questo scenario, che ruolo hanno assunto i talebani?

Fino agli anni ’90, i pakistani, assieme agli americani, hanno sostenuto i talebani afghani nella lotta contro i russi. Quando i russi hanno abbandonato l’Afghanistan, nel Paese si è instaurato il regime talebano e il sostegno è terminato. Non si sono dissolti, tuttavia, i legami di amicizia tra i talebani afghani e quelli pakistani. Nell’ambito della lotta contro il governo afghano instauratosi in seguito all’invasione americana, molti talebani afghani hanno iniziato a recarsi in Pakistan. Per riposarsi. E per potersi ricostituire in un luogo dove la guerra  assente. In queste fasi di ricostituzione, i talebani pakistani sono proliferati.

E il governo?


COMMENTI
04/01/2013 - come mai? (loris SOleri)

Ci siamo chiesti come mai? E' normale che uno stato (USA) sferri attacchi quotidiani sul suolo di un altro stato (Pakistan) senza dichiarazioni di guerra? E questo avviene con droni, che uccidono indiscriminatamente cittadini e militanti. Ormai diamo per assodato e per giusto (sia moralmente che "positivamente") che uno stato si comporti verso un altro senza rendere ragione di ciò che fa a nessuno. E' normale che il presidente Obama, premio nobel per la pace (termine alquanto orwelliano), abbia stilato una lista lunghissima di nomi di persone da eliminare in giro per il mondo? Cervellera e tanti come lui che il cervello ce l'hanno, dovrebbe iniziare a porsi le domande giuste: una pace costruita così non è pace.