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Esteri

ISRAELE/ Herzog (Haaretz): stretti nella morsa tra le elezioni e il dopo Assad

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

Bashar Assad è vicino alla fine ed è probabile che non riuscirà a durare per l’intero 2013. Non so se fuggirà o resterà ucciso, ma nell’arco di alcuni mesi abbandonerà la scena. Tuttavia è probabile che la guerra in Siria continui anche dopo la sua caduta, e che ci sarà una fondamentale instabilità per lungo tempo, con lo Stato che si frammenterà. Ciò che sta avvenendo in Siria è sempre più una guerra civile, che va oltre il fatto che Assad continui o meno a governare. Trascende la personalità di Assad e segue soprattutto linee settarie, etniche e religiose.

 

Quindi che cosa accadrà?

 

E’ probabile che dopo la fine di Assad la guerra continuerà. La posta in gioco sono i rapporti tra la minoranza alawita e la maggioranza sunnita, nonché tra queste due e le altre minoranze come i cristiani. Se per esempio dopo la caduta di Assad gli alawiti decidessero di rifugiarsi sulle montagne per proteggersi, creando una regione semi-autonoma, è probabile che i ribelli daranno loro la caccia. Ritengo quindi che guerra e instabilità continueranno oltre il 2013 e proseguiranno anche dopo la caduta di Assad.

 

Quali sarebbero le conseguenze per l’intero Medio Oriente di una frammentazione della Siria?

 

Da alcune parti si è ipotizzata una suddivisione della Siria in più entità politicamente indipendenti. Ritengo però più probabile che l’intelaiatura dello Stato siriano sarà mantenuta, ma che al suo interno si formerà una realtà frammentata e composita, con un’instabilità prolungata. Occorreranno anni per stabilizzare la Siria e ricostruire un governo centralizzato, in grado di controllare l’intero territorio nazionale. La Siria non sarà quindi in grado di giocare un ruolo regionale di primo piano, almeno per un certo periodo. Ciò metterà fine all’asse radicale tra Iran, Siria ed Hezbollah, e anche se Teheran continuerà a giocare un certo ruolo in Siria non potrà più contare su un alleato fedele come Assad. Ciò sarà quindi un grave colpo per l’Iran a prescindere da quali saranno i risultati cui approderà la rivoluzione siriana.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
08/01/2013 - Troppo spesso si reclama il diritto alla forza (PATRIZIO RICCI)

e non la forza del diritto... Avete intervistato Herzog (del Washington Institute, USA) che pensa al dopo-Assad ammettendo che la situazione trascende la sua personalità ma che probabilmnte sarà ucciso... ma è contraddittorio! Cosa è che ha portato a questo stato di cose? Cos'è che è giusto per la gente? Fate piuttosto queste domande! Date voce alla Chiesa SIRIANA, alla gente, alla riconciliazione, e non agli esperti ed ai cinici. Denunciate le trame che si aggirano come iene su questa vicenda! Altrimenti la nostra vita sarà esattamente così! Fate interviste ed ospitate gente che è per la pace. Iniziate una campagna in tal senso (come per ASIA BIBI su AVVENIRE). Denunciate le falsità e le ipocrisie. Altrimenti che cesura nella vita tra Fede e giudizio. Eppure il Papa oggi è stato chiaro : DEPONETE LE ARMI IN SIRIA: NON VINCERA' NESSUNO - In Siria “le armi siano deposte e quanto prima prevalga un dialogo costruttivo per porre fine a un conflitto che, se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti, lasciando dietro di sé soltanto una distesa di rovine” (Benedetto XVI)