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Esteri

ISRAELE/ Herzog (Haaretz): stretti nella morsa tra le elezioni e il dopo Assad

Ancora 18 giorni alle elezioni politiche in Israele. La prossima coalizione di governo potrebbe cambiare radicalmente politica verso Iran e palestinesi. MICHAEL HERZOG spiega come

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (InfoPhoto)

Ancora 15 giorni alle elezioni politiche in Israele. Il premier uscente, Benjamin Netanyahu, è dato nettamente per favorito dai sondaggi. Il sistema elettorale proporzionale su cui si basa il voto nello Stato ebraico fa però sì che la sua coalizione di governo sia ancora tutta da decidere. Se dovessero trionfare le destre, come emerge dagli ultimi dati, la politica israeliana nei confronti di Iran e Autorità Palestinese potrebbe subire un cambiamento. Nel frattempo nella vicina Siria il bilancio delle vittime, secondo i calcoli dell’Onu, avrebbe raggiunto le 60mila unità dall’inizio del conflitto. Ilsussidiario.net ha intervistato Michael Herzog, israeliano, international fellow del Washington Institute for Near East Policy, oltre che autore di commenti per il quotidiano Haaretz.

Che cosa cambierà per il Medio Oriente dopo le elezioni israeliane del 22 gennaio?

Come tutte le elezioni, sono molto importanti per il futuro di Israele e dell’intera regione, ma la risposta alla sua domanda dipende da quali saranno i risultati esatti. In Israele si dà ormai per scontato che il primo ministro Netanyahu formerà il prossimo governo e continuerà a essere a capo del Consiglio dei ministri. Quello che conta in realtà è quale sarà l’esatta composizione della maggioranza. Ne faranno parte soltanto i partiti di destra, o anche quelli di centro e di centrosinistra, i quali bilancerebbero la composizione e le politiche del prossimo governo? A due settimane dal voto è ancora impossibile prevederlo nel dettaglio.

Che cosa ci dobbiamo aspettare da Israele per il 2013?

Il 2013 sarà un anno pieno di sfide per Israele e per l’intero Medio Oriente. Molte importanti domande possono arrivare a un punto decisivo, come quelle che riguardano l’Iran. Il nuovo governo israeliano avrà quindi una funzione chiave, ma nello stesso tempo non dobbiamo esagerare l’influenza israeliana nei confronti di tutto ciò che sta avvenendo intorno a noi. La Primavera araba per esempio non ha nulla a che fare con Israele, nasce da motivazioni interne ai singoli Stati e lo Stato ebraico non ha una grande influenza nei confronti del corso degli eventi.

Che cosa ne pensa della proposta di risolvere il confitto israeliano-palestinese affidando la Cisgiordania al controllo della Giordania, e la Striscia di Gaza a quello dell’Egitto?


COMMENTI
08/01/2013 - Troppo spesso si reclama il diritto alla forza (PATRIZIO RICCI)

e non la forza del diritto... Avete intervistato Herzog (del Washington Institute, USA) che pensa al dopo-Assad ammettendo che la situazione trascende la sua personalità ma che probabilmnte sarà ucciso... ma è contraddittorio! Cosa è che ha portato a questo stato di cose? Cos'è che è giusto per la gente? Fate piuttosto queste domande! Date voce alla Chiesa SIRIANA, alla gente, alla riconciliazione, e non agli esperti ed ai cinici. Denunciate le trame che si aggirano come iene su questa vicenda! Altrimenti la nostra vita sarà esattamente così! Fate interviste ed ospitate gente che è per la pace. Iniziate una campagna in tal senso (come per ASIA BIBI su AVVENIRE). Denunciate le falsità e le ipocrisie. Altrimenti che cesura nella vita tra Fede e giudizio. Eppure il Papa oggi è stato chiaro : DEPONETE LE ARMI IN SIRIA: NON VINCERA' NESSUNO - In Siria “le armi siano deposte e quanto prima prevalga un dialogo costruttivo per porre fine a un conflitto che, se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti, lasciando dietro di sé soltanto una distesa di rovine” (Benedetto XVI)