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NOBEL PER LA PACE/ Opac, se far perdere tempo e denaro vale un premio...

Pubblicazione:sabato 12 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 12 ottobre 2013, 8.39

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La guerra civile siriana ha rimesso al centro dell’attenzione politica internazionale la questione delle armi chimiche. Obama aveva preannunciato un intervento militare chirurgico. La mediazione russa parrebbe avere convinto i siriani ad aprirsi alle ispezioni dell’Opac. Il Premio Nobel interviene al momento giusto per dare rilievo internazionale e peso specifico ad una sigla, che, come tutte quelle del genere, dipendono in realtà dagli stessi che fungono ad un tempo da controllori e da controllati o controllabili. A suo tempo, l’Opac era entrata nel mirino della polemica internazionale, quando l’amministrazione di George Bush jr. aveva chiesto e ottenuto la testa del primo direttore generale dell’Opac, il brasiliano José Mauricio Bustani, accusato di condotta polarizzante e conflittuale e di uso di ruoli inappropriati dell’Opac. Accadeva nel 2001, alla vigilia dell’intervento in Iraq, quando l’Opac parve interporsi tra Usa e Iraq sulla vicenda delle armi di distruzione di massa.

Il Nobel all’Opac susciterà di certo qualche ironia. Una forte scuola di pensiero ritiene che tutte queste sigle, per lo più costose (l’Opac ha 500 dipendenti e costa 74 milioni di euro all’anno), servano solo a far perdere tempo e denaro. Ma questa è esattamente la loro funzione: far “perdere tempo” alle grandi potenze, quando arrivano all’impasse senza via d’uscita, di fronte al bivio fatale pace/guerra. In questo caso, le organizzazioni internazionali, dall’Onu in giù, diventano camere di compensazione dei conflitti. Se a questo fosse servita l’Opac in questi mesi, il Nobel non sarebbe immeritato.



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