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DALL'ERITREA/ Storia di Hailè: quelli che partono pensano "io non naufragherò"

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Nessuno si ricrede neanche di fronte a tragedie come quella di Lampedusa? No, perché alla fine uno dice: sì, è successo, però a me forse andrà meglio. A me potrebbe andare bene. Non è che uno perde la speranza perché capitano tragedie come quella di Lampedusa. La disperazione fa sì che uno pensi così: è andata male a lui ma per me darà diverso. Tutto questo purtroppo non finirà finché non cambierà qualcosa laggiù.

Lei cos’ha provato di fronte a quella tragedia? Ho provato rabbia. Più che altro perché penso che tragedie simili si potrebbero evitare. Perché sono dovute semplicemente alla testardaggine di un individuo che nessuno sa dove vuole portarci, nessuno sa quali siano i suoi progetti, sempre che ne abbia. E cosa voglia fare in futuro di una nazione che è fatta prevalentemente di giovani. È un punto interrogativo che tutti i miei connazionali credo si stanno ponendo.

Come ha trovato i suoi genitori? Bene o male siamo fortunati perché la maggior parte di noi figli vive fuori dal paese e possiamo dare una mano economicamente.                 

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