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DIARIO BURUNDI/ La carezza di Gesù tra bimbi orfani e madri che muoiono di parto

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Questa settimana ho trascorso molto tempo in neonatologia. Una memoria continua dell’impotenza dell’uomo. Ma prima di tutto, assieme agli strumenti che mancano, al personale e a tutto il resto, arrivano neonati partoriti qui da noi in ospedale o nei vari centri sanitari, a casa o per la strada che pesano 1.000 – 1.500 gr. Sembrano dei piccoli carcerati. Con i vestitini fatti dalle suore, che a furia di lavarli sono diventati tutti dello stesso color terra. Tante volte, con ossigeno e flebo (i grandi strumenti che abbiamo) non si combina molto... per fortuna c’è in abbondanza il latte di mamma. Anche questa settimana ne abbiamo battezzati due: Maria e Giuseppe. Ci sono ancora. Di notte mi è capitato di svegliarmi e mettermi a pregare; pensavo a loro e mi chiedevo se si poteva fare qualcosa di più o di diverso. Ho pensato a Elvira Parravicini e alla sua confort care. Certo non siamo alla Columbia di NY, ma vedendo la piccola Maria che piangeva, l’ho tirata fuori dall’incubatrice e l’ho presa in braccio, sempre con l’ossigeno. Si è calmata subito e ossigenava meglio. Poi è arrivata la mamma, abbiamo messo una sedia vicino all’incubatrice e l’abbiamo fatta accomodare con la piccola in braccio. Chissà se fa più l’amore di mamma o la bombola di ossigeno … Ho pensato che se non riuscivamo a fare di meglio, poteva almeno morire contenta.

A casa adesso sono sola. Francesco è partito; mangio assieme alla famiglia e alle due bambine e qualche volta viene Silvia, la fisioterapista spagnola. Oggi abbiamo avuto a pranzo le tre suore. Quindi sono sempre in buona compagnia.

Sono stata due volte al corso per infermieri a vedere cosa fanno e ho partecipato al corso pratico su “Come somministrare i farmaci”. C’era uno studente che lavora già come infermiere non qualificato, che spiegava che dopo aver somministrato lo sciroppo al bambino lo devi prendere per le braccia e scuoterlo, così la medicina va giù. Ho preso coscienza che ci sono un po’ di cose da correggere.

Credo proprio che ogni giorno mi è dato di toccare la carne di Cristo e sono grata della possibilità di non dimenticare Colui che sempre mi precede e ancora mi vuole.

Ancora due settimane. L’ultima arriverà il prof e faremo il punto della situazione.

 

(Chiara Mezzalira)



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